Siria, Hollande: azione militare prima di mercoledì. La Russia: sarebbe un duro colpo all’ordine mondiale

Dalla Francia avanti tutta contro la Siria, nonostante il “no” all’attacco arrivato da Londra. Il presidente François Hollande ha parlato chiaro e non ha escluso che un eventuale intervento militare contro la Siria possa avvenire prima di mercoledì, il giorno in cui è fissata la seduta straordinaria dell’Assemblea nazionale francese per discutere dell’operazione. Il titolare dell’Eliseo lo ha precisato in un’intervista a Le Monde: «La Francia vuole un’azione ferma e proporzionata contro il regime di Damasco. Un insieme di indizi va nel senso della responsabilità del regime di Damasco». Quanto al “no” di Londra e alla domanda se la Francia interverrà senza la Gran Bretagna, Hollande ha risposto: «Sì. Ogni paese è sovrano sulla partecipazione o meno a un’operazione. Questo è valido per la Gran Bretagna e lo è per la Francia». E, poi, ha continuato: «Il massacro chimico di Damasco non può nè deve restare impunito. Altrimenti ci si assumerebbe il rischio di un’escalation che sdrammatizzerebbe l’uso di queste armi e minaccerebbe altri paesi. Non sono favorevole a un intervento internazionale che abbia lo scopo di “liberare” la Siria o rovesciare il dittatore, ma ritengo che si debba frenare un regime che commette l’irreparabile contro la sua popolazione». Ma la Cina frena. In una conversazione telefonica con il suo omologo francese Laurent Fabius, Wang Yi ha sottolineato che è importante non solo stabilire se siano state usate armi chimiche, ma anche chi le abbia usate. Secondo il ministro degli Esteri cinese Wang Yi stabilire quali sono stati i fatti deve essere la precondizione per prendere qualsiasi iniziativa in Siria. Intanto, il premier britannico David Cameron ha espresso rammarico per la bocciatura in Parlamento della sua mozione a sostegno di un eventuale intervento militare in Siria, ma non ritiene che Londra si debba scusare di questo con gli Stati Uniti. «Penso che gli americani e Obama capiranno», ha spiegato il premier, «non ho ancora parlato con il presidente Usa ma lo farò nei prossimi giorni. Non credo che sia una questione per cui chiedere scusa». Chi ha accolto con favore la bocciatura di Londra e Berlino è la Russia contraria a un intervento militare in Siria senza mandato dell’Onu che comporterebbe, secondo il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, «un grave colpo all’intero sistema dell’ordine mondiale», fondato sul ruolo centrale dell’Onu. Per Ushakov, inoltre, la votazione contraria del parlamento inglese dimostra che «la gente sta iniziando a capire quanto sia pericoloso un tale scenario». Il consigliere ha poi aggiunto che Mosca «sta lavorando attivamente per evitare qualsiasi scenario di intervento militare in Siria». Alla presa di posizione francese è arrivata anche la reazione della Farnesina. La Siria «ovviamente reagirà» a un attacco mirato, ha detto  il ministro degli Esteri Emma Bonino precisando che «da un conflitto drammatico e terribile corriamo il rischio di una deflagrazione addirittura mondiale». Parlando dell’eventualità di un intervento armato contro il regime di Damasco, Bonino ha messo in guardia sulle ripercussioni e sul rischio che l’operazione non si risolva in breve tempo. «Si comincia sempre così, con gli attacchi mirati, senza mandato dell’Onu, la Siria ovviamente reagirà». Per la Bonino, «anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la tenuta della pressione diplomatica e della politica è l’unica soluzione perseguibile».