Se il centrodestra non cade nel tranello, nel Pd scoppia una crisi infernale

Per risolvere i problemi congressuali del Partito democratico il reggente Guglielmo Epifani ha deciso di staccare di fatto la spina alle larghe intese. L’obiettivo della sua intervista al Corriere della Sera con cui sbarra ogni porta alle richieste del Pdl sull’agibilità politica del leader condannato non ha come obiettivo Silvio Berlusconi, ma Matteo Renzi. Epifani ha stretto un patto di ferro con Enrico Letta e con Pierluigi Bersani, che avendo fatto le liste alle ultime politiche è l’azionista di maggioranza dei gruppi parlamentari. L’obiettivo dell’alleanza è sbarrare la strada al sindaco di Firenze e per farlo bisogna evitare che il Pd tenga il congresso. Con Letta a Palazzo Chigi Renzi vincerebbe le assise interne per mancanza di avversario e poi, con il controllo del partito, non avrebbe nessuna difficoltà ad aggiudicarsi le primarie per Palazzo Chigi. Ecco il motivo per cui Epifani, Letta e Bersani non possono permettersi la stagione congressuale e l’unico motivo valido per annullarla è la caduta del governo. Per questa ragione l’ex segretario generale della Cgil ha colpito duramente Berlusconi, sperando in una reazione che porti alla caduta del governo per mano del Pdl. A quel punto, esperito il tentativo d’ufficio di dar vita ad una nuova maggioranza con Grillo e Vendola, il ricorso alle urne cancellerebbe il congresso e porterebbe dritti a primarie in cui Letta libero dal ruolo di portavoce delle larghe intese può candidarsi sfidando Renzi. Avremmo una riedizione dello scontro tra il sindaco di Firenze e  Bersani, con il primo favorito nell’opinione pubblica e Letta sostenuto dalla struttura del partito, dalla Cgil e dalla nomenclatura. Così in un sol colpo il Pd si libera dall’abbraccio con Berlusconi, non si consegna a Renzi via congresso e punta su Letta per vincere le elezioni approfittando del calo elettorale di Grillo.

Quel che accadrà adesso dipende quindi dal Pdl. Se il partito di Berlusconi cade nel tranello del Pd e reagisce come vorrebbero i falchi interni resta col cerino in mano della crisi e deve affrontare una campagna elettorale in salita, senza il Cavaliere candidato, con una coalizione ancora tutta da disegnare. Se invece a Palazzo Grazioli dovessero prevalere le colombe respingendo la provocazione di Epifani e blindando il governo Letta potrebbe aprirsi una crisi interna al Pd che potrebbe anche portarlo alla scissione prima o dopo il congresso. È questo il sentiero stretto in cui deve muoversi Berlusconi, sapendo che ogni reazione emotiva aiuta l’avversario elettorale.