Scuola: spennati dal caro libri, i genitori chiamati anche a fornire pc. Il caso del Mamiani (e non solo)

Genitori, aiuto! L’annoso e ormai cronico depauperamento dei fondi destinati alla scuola pubblica si concretizza, in ordine di tempo, nel grido di dolore del blasonato Liceo Mamiani di Roma e prende corpo in una lettere inviata dalla preside Tiziana Sallusti alle famiglie degli studenti: «Il nostro Liceo in questi ultimi mesi è stato cablato. Ora però abbiamo necessità di implementare il parco macchine di cui disponiamo e Vi chiediamo di collaborare con la Scuola, donando computer, monitor, portatili, stampanti, scanner… in buono stato ovviamente!». E pensare che, sulla carta, secondo le ultime normative “di facciata”, i docenti dovrebbero usare registri elettronici ed ebook per essere al passo con i tempi e per far risparmiare sull’acquisto dei testi scolastici… La tanto osannata svolta digitale dettata dall’ex ministro tecnico Profumo si rivela una farsa, risulta inattuabile se mancano i fondi. Sono 1800 i plessi scolastici esistenti a Roma e quasi tutti non hanno un numero sufficiente di pc. E come spesso accade, il gioco delle parti tra annunci avveniristici e carenza di soldi dovrebbe cadere tra capo e collo sui genitori degli studenti. Infatti all’appello del liceo romano il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha subito replicato via twitter: «Ho letto e so bene che lagenda digitale va attuata con computer e rete in ogni aula». E la soluzione sapete qual è? «Faremo una norma per facilitare le donazioni di computer e di strumenti informatici alle scuole».
Parola d’ordine donazioni. Investimenti mai, se c’è di mezzo la scuola. Così i  genitori dovrebbero diventare “supplenti” di una permanente carenza di risorse e fare da salvadanaio per le megalomanie ipocrite di qualcuno che non ha il coraggio politico di affermare la verità: che in un momento di crisi così grave la digitalizzazione per ora deve rimanere nel libro dei sogni. Già tanto sarebbe mettere a norma gli istituti che non lo sono, ristrutturare aule cadenti e accendere i termosifoni d’inverno. La donazione ben venga, ma dovrebbe costituire un’eccezione, non la norma. Questo non perché i genitori – peraltro già munifici quando si tratta di fare collette o inviare contributi volontari alla scuola – siano avari o non vogliano  farsi carico del bene scolastico dei loro ragazzi. Anzi, i genitori proprio in questi giorni si trovano alle prese con un caro-libri molto impegnativo per uno, due o più figli. Chiunque può fare la somma e capire le difficoltà. Privarsi anche di un computer o di uno scanner non è chiedere troppo? E poi, la svolta digitale si dovrebbe fare con materiali usati e di risulta?….