Rimini, vigilantes in spaggia contro i venditori ambulanti che scatenano risse

A Rimini è scoppiata la guerra dei venditori ambulanti. È l’argomento del giorno. La maggioranza dei riminesi e dei villeggianti non li vuole dopo le risse scoppiate sulla spiaggia, ma d’altra parte non si può neppure vietare loro l’accesso al mare. Ora, comunque, hanno fatto la loro comparsa – accanto agli uomini delle forze dell’ordine – i vigilanti privati, chiamati, insieme ad alcune decine di volontari di diverse associazioni, a scoraggiare i tanti abusivi che si muovono sull’arenile. Andrea Gnassi, il sindaco del Pd alla guida di una Giunta di centrosinistra, tace. Parla invece il questore Alfonso Terribile: «Dobbiamo salvare il volto di Rimini e della città. La cosa peggiore è allontanare» gli ambulanti «violentemente: non farebbe onore ai principi di solidarietà e accoglienza che questo Paese ha sempre avuto». L’iniziativa (la presenza dei vigilantes) «sta andando benino: il dispositivo è una novità per Rimini ma non per altre città italiane. È un problema che non va visto, se non ci sono reati, in maniera violenta. È un discorso commerciale ed economico» e, forse, si potrebbe anche affrontare con “un’area” individuata per dare vita a mercatini di ambulanti. Dunque, fino al 24 agosto, tra i bagni 60 e 150, si muoveranno una sessantina di persone tra vigilantes, bodyguard e volontari di diverse associazioni per scoraggiare i venditori abusivi che si muovono sull’arenile e che nei giorni scorsi, litigandosi i “pezzi” di spiaggia migliori, non hanno esitato a innescare risse. Il costo per i quindici vigilantes (appartenenti a cinque istituti) dovrebbe aggirarsi sui 60.000 euro ed è sostenuto dalla Camera di Commercio; i dieci bodyguard sono di Confsicurezza. Complessivamente sono impegnati su tre turni: 7,30-11,30, 15-17 e 20-23. «Finora – racconta un volontario dell’Associazione finanzieri, fermo davanti all’ingresso di un bagno – va tutto bene. Siamo qui per dissuadere l’ingresso in spiaggia ai venditori abusivi e non abbiamo avuto problemi. Qui non stanno arrivando: si fermano dall’altra parte della strada, ci guardano. Direi che ci stanno un po’ studiando, dopotutto è il primo giorno». Dal volontario vicino si ferma un gruppetto di cingalesi, tutti rigorosamente senza mercanzia. Si informano, chiedono lumi. A qualcuno scappa un «dobbiamo pur lavorare anche noi…». All’altezza del bagno 67 iniziano le zone controllate dai vigilantes e non solo dai volontari. «Ancora problemi non ne ho avuti – spiega uno di loro – Alcuni venditori sono entrati in spiaggia ma senza mercanzia: non possiamo bloccare l’accesso alla gente. Certo qualche “vaffa”, da un paio di venditori in bici me lo sono preso». Ben presto i “vaffa” sono aumentati e hanno dato vita ad una forma di protesta organizzata: la marcia sull’arenile di un centinaio di senegalesi, che si sono dati appuntamento all’altezza del bagno 121 per poi entrare in spiaggia, privi della loro mercanzia, e camminare sulla riva, tra i turisti, fino all’altezza del bagno 100, scandendo le parole “lavoro” e “sussidio di disoccupazione”.