Renzi si traveste da Ligabue e sferza il Pd: basta vivere di anti-berlusconismo e di sentenze…

Cita Ligabue, quel pezzo caro alla sua generazione, “Non è tempo per noi…”, struggente  inno alla rassegnazione che si conclude con un auspicio ferale: “… e forse non lo sarà mai”. Ma al di là della profezia autosfigante, il Matteo Renzi che rompe il silenzio alla vigilia della direzione nazionale del Pd è portatore di un messaggio quasi rivoluzionario per la sinistra: l’idea che si debba far politica a prescindere da Berlusconi, magari con qualche idea, facendo un congresso vero, programmatico, senza attendere i giudici, le sentenze, le mediazioni di Napolitano. «Oggi più che mai c’è bisogno di un Pd che non stia insieme solo perché di là c’è una minaccia. Alcuni dirigenti del Pd hanno detto che dobbiamo aspettare di vedere cosa fa Berlusconi: sono vent’anni che facciamo tutto aspettando Berlusconi, almeno il congresso del Pd possiamo farlo senza di lui?”, esordisce Renzi dal palco della festa Pd di Bosco Albergati, dopo aver citato il rocker del lambrusco e dei pop corn. «Ventitré anni fa un giovane sconosciuto cantautore, Luciano Ligabue, inventò l’inno della mia generazione, una canzone molto bella, ma anche triste, che diceva: “Non è tempo per noi e forse non lo sarà mai”: io vorrei che ci domandassimo se davvero non è tempo per noi o se questo è il nostro tempo e torniamo a lavorare per dare all’Italia un futuro».

La citazione piace, ma certo non porta benissimo al Pd, a cui Renzi chiede di essere “un partito diverso, che non si basa solo su tessera e appartenenza, certo non basta una pagina Facebook, perché non bisogna perdere il gusto dell’abbraccio e della stretta di mano”. Ma il sindaco di Firenze non rinuncia a un monito preciso ai vertici del partito che rallentano e ostacolano le procedure per il congresso, e non risparmia neanche Letta: «Io faccio il tifo per il governo, ma deve fare le riforme. Il governo non può avere paura, se il governo fa le cose per me il governo può durare fino al 2018, ma non posso accettare che si indichi come nemico chi dice che si facciano le cose».

Di Berlusconi, Renzi parla poco, vista la premessa. «Le sentenze si rispettano e la legge è uguale per tutti. Il Pd deve salvare l’Italia. Ora più che mai vanno presi i voti dei delusi del Pdl. A forza di avere la puzza sotto il naso continueremo a perdere le elezioni. Finora non ci siamo preoccupati di capire i nostri valori di identità, abbiamo perso l’occasione lo scorso 25 febbraio di battere Berlusconi, perché durante le primarie si parlava di questioni vere, dell’Italia, dal giorno dopo siamo tornati a parlare di lui. Il nostro motto era diventato smacchiamo il giaguaro, invece dobbiamo costruire un Pd che non ha nemici ma chiede l’amicizia. Oggi più che mai c’è bisogno di un Pd che non stia insieme perché di là c’è una minaccia», ribadisce. E Grillo? «È lui il principale sponsor delle grandi intese. Lui le vuole, ha paura di far cambiare le cose. Chi ha più paura delle elezioni sono i deputati del movimento 5 stelle», dice Renzi. «Quello che ha preso meno voti alle nostre primarie, il compagno Bruno Tabacci – ha continuato – ha preso più voti di tutti i candidati eletti alle parlamentarie del Movimento. Il Pd non deve avere paura, deve giocare all’attacco. Non deve vivere di fantasmi…». Questi fantasmi che si manifesteranno ancora, da Bersani a D’Alema fino a Nosferatu Epifani.