Pronta la colletta per aiutare Marino: guadagna poco, sogna tanto e si ritrova “al verde”

Fa un sogno al giorno, poi si risveglia e… piange miseria. Le uscite di Ignazio Marino sono da La sai l’ultima? Ma non fanno ridere nessuno. Non ha fatto neppure in tempo a parlare del nuovo sogno (quello di pedonalizzare anche le periferie) lanciando il tutti a piedi o in bicicletta, anche a novant’anni, ed è subito finito nelle polemiche. Su Facebook ha rilanciato: «Voglio restituire ai romani le loro piazze, in tutti i quartieri della città. Perché pedonalizzare vuol dire aprire nuovi spazi per passeggiare con i propri figli, prendere un gelato, far tornare a Roma il senso di comunità». Ma tra una piazza e una strada a presunta “misura d’uomo” fa capolino anche un altro sogno del sindaco dem: l’aumento dello stipendio.  Intervistato dal Venerdì di Repubblica Marino ha fatto capire che lo stipendio non gli basta e dopo soli due mesi dalla sua elezione parla già di un “riequilibro del suo salario”. Il sindaco di Roma guadagna 4500 euro al mese. I suoi assessori 3600. Cifre che in tempo di crisi appaiono di tutto rispetto. Ma per un sindaco che va in bici a quanto pare quei 4500 euro sono pochi. Così al Venerdì confida: «Amministriamo bilanci miliardari e responsabilità enormi. Ammetto che forse con la battaglia sui costi della politica si è ecceduto. Ma prima o poi bisognerà riequilibrare». Un’aspirazione che fa a pugni con la crisi  e che provoca polemiche nel centrodestra. «Dopo la finta pedonalizzazione, Marino ha scoperto un’altra emergenza: il suo stipendio – dice Sveva Belviso – se, in tempi di crisi così drammatica, e dopo anni di laute retribuzioni da parlamentare, aveva intenzione di chiedere un aumento di stipendio avrebbe potuto inserirlo nel suo programma elettorale informando correttamente i cittadini delle sue intenzioni». Ironicamente il capogruppo Pdl in Campidoglio osserva che «data la drammaticità della situazione di Marino ho deciso di promuovere una colletta. Aiutiamo Marino, visto che ha così bisogno». Andrea Augello, dal canto suo sottolinea: «In una fase di crisi come questa abbandonarsi a meste riflessioni sulla scarsa consistenza del salario del sindaco di Roma, con annessa autocritica su un recente passato da tagliatore dei costi della politica, è più di quanto ogni opposizione possa sperare confidando nell’autolesionismo comunicativo di un sindaco. La cosa si commenta da sola, nel senso che è impossibile aggiungere altro».