Papa Francesco, il pontefice pop che ama i personaggi di Tolkien

Il teologo Joseph Ratzinger apprezzava C.S. Lewis, lo scrittore che univa fantasy e testimonianza cristiana nel suo long seller “Le cronache di Narnia”, dove il leone Aslan è protagonista di una favola cristologica. Ebbene, curiosa assonanza, pare che il gesuita Bergoglio apprezzi molto i personaggi di J.R.R. Tolkien. Lewis e Tolkien, si sa, erano molto amici. L’uno leggeva all’altro i suoi scritti ed entrambi avevano un unico scopo: una letteratura che riportasse il simbolico e il mito all’attenzione dei lettori.

È il quotidiano Avvenire a rivelare oggi quello che è molto di più di un dettaglio bibliografico. Perché Bergoglio, da cardinale a Buenos Aires, dedicò a Frodo e Bilbo Baggins un passaggio della sua omelia pasquale (nel 2008) fornendo una chiave esegetica del romanzo certo sottovalutata dai suoi innumerevoli estimatori e messa in ombra dal massiccio merchandising che ha coinvolto le creazioni tolkieniane. Che disse dunque il futuro Papa Francesco? Spiegò che con personaggi come Bilbo e Frodo – e con i loro viaggi “iniziatici” – “ritorna nella letteratura contemporanea l’immagine dell’uomo che è chiamato a mettersi in cammino e, camminando, conoscerà e vivrà il dramma della scelta tra bene e male”. Frodo e Bilbo come tipizzazione letteraria del “viaggiatore”, del “cercatore”, dell’uomo che sa mettersi in discussione e soprattutto dell’uomo che obbedisce al destino come Abramo che partì senza sapere dove andava.

I critici hanno sottolineato più volte i nuclei tematici cristiani nell’opera fanatsy di Lewis mentre com’è noto Tolkien costruì un mondo immaginario dove ambientò uno scenario neo-epico con numerosi riferimenti al sacro ma non direttamente alla fede cristiana. Eppure il senso religioso del libro è talmente evidente che un futuro Papa, attento come ormai è a tutti evidente a ciò che gli si muove intorno, ha scelto due eroi tolkieniani per una sua omelia. Del resto la prima traduttrice del romanzo in Italia, Vittoria Alliata, ha spiegato che nelle corrispondenze con Tolkien si soffermava spesso sul significato religioso dei personaggi della Terra di Mezzo. E quello da lei preferito era il servitore Sam, senza il quale, peraltro, l’Anello non sarebbe stato distrutto. In Sam Gamgee si unisce alla scelta della “ricerca” la virtù dell’umiltà, del mettersi al servizio di una causa superiore, metafisica e quindi divina, che avvicina la sua alla figura della Vergine. Particolare di cui Tolkien era ben consapevole.