Non tutto il male viene per nuocere: il prossimo passo è la ricerca della “alleabilità” perduta

Con la manifestazione tenuta davanti al suo quartier generale Silvio Berlusconi ha allungato di settanta giorni la vita del governo Letta. L’appello del Cavaliere e della piazza, suffragato dalla visita al Quirinale dei capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta, è molto chiaro: o la politica trova un escamotage per evitare che il leader del secondo partito italiano vada agli arresti o le larghe intese non hanno più alcuna ragion d’essere. Se questo è il quadro della situazione si comprende quanto sia difficile il compito del presidente Giorgio Napolitano di ricercare una soluzione. Berlusconi è stato condannato in via definitiva per un reato che non è né politico né d’opinione ed ogni soluzione utile a restituirgli quella “agibilità politica” giustamente invocata dal Pdl appare impercorribile. Le precedenti pronunce della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato confermano la tagliola della legge Severino che gli impedisce di sedere in Parlamento e gli impedirà di candidarsi per i prossimi sei anni e quanto alla grazia nemmeno a parlarne, visto che la vicinanza temporale con la sentenza ne farebbe un quarto grado di giudizio e che il Cavaliere ha altre condanne in primo grado e altri procedimenti in corso.

Il 15 ottobre, quindi, piaccia o non piaccia, Berlusconi dovrà scegliere tra arresti domiciliari e affidamento ai servizi sociali e da quel momento la parentesi delle larghe intese si chiuderà definitivamente. Si chiuderà perché il Pdl imputerà alla sinistra di aver lasciato la magistratura chiudere per via giudiziaria il ventennio berlusconiano e si chiuderà anche perché il Pd non riuscirà a tenere base e correnti interne in un alleanza con il vecchio nemico finito agli arresti. A quel punto la finestra del voto primaverile sarà ben spalancata e mentre il Pd sarà alle prese con i rifiuti di Grillo e con le lotte intestine da dirimere prima nel congresso e poi nelle primarie il centrodestra potrà cogliere l’occasione per rifondarsi e rigenerarsi. La leadership di Silvio Berlusconi pur ottenendo ancora risultati imprevedibili ha ormai il limite dell’impossibilità a trovare alleati. Ecco perché lo stesso Cavaliere potrebbe trasformare il dato negativo del suo forzato passo indietro in un dato positivo recuperando l’alleabilità perduta. Ci sono almeno tre segnali positivi in tal senso, che se colti potrebbero ricostruire un centrodestra maggioritario. Luca Cordero di Montezemolo ha invitato Berlusconi a rifare il centrodestra, Pierferdinando Casini si è augurato che vinca l’anima moderata del Pdl e che si possa riprendere il dialogo nell’ambito della comune appartenenza al Partito popolare europeo, mentre a destra si fanno sempre più forti le spinte per affiancare alla rinata Forza Italia una rinata Alleanza Nazionale. Potrebbe quindi esserci una riedizione del 1994, con la sinistra certa di avere la vittoria in tasca grazie ad elezioni con Berlusconi agli arresti o affidato ai servizi sociali ed un centrodestra in rimonta con una nuova formula, un nuovo leader magari scelto con primarie vere e una coalizione plurale e allargata a tal punto da essere nuovamente maggioritaria.