No-Tav in manette. Il “soccorso rosso” arriva da grillini e Rifondazione: «Liberateli tutti»

Due blocchi autostradali in poche ore, tensione con le forze dell’ordine, azione di accerchiamento e prime manette scattate: sono venti i No-Tav fermati. Tre di loro sono stati arrestati con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Il bilancio dell’ennesimo blitz contro la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione comprende anche un camion di passaggio danneggiato e danni ai mezzi della polizia. Tre arrestati, oltre che di resistenza, sono accusati anche di blocco stradale e violenza privata con l’aggravante che, quando sono stati fermati, indossavano un passamontagna. Gli altri 17 fermati, tra cui attivisti della Valle di Susa e frequentatori del cosiddetto “campeggio” di Chiomonte, sono stati invece denunciati per violenza privata. Ma c’è dell’altro: a due settimane dall’attacco al cantiere, nel quale rimasero feriti quindici agenti e vennero fermati nove attivisti, sono spuntati – da una bonifica dei carabinieri – almeno venti pneumatici. Nascosti tra i rovi, erano pronti ad essere utilizzati come armi improprie nel caso di nuovi attacchi. Come da copione, però, arriva il soccorso politico. E stavolta, oltre agli esponenti della falce e martello, ci sono anche i grillini, tutti al grido “liberateli tutti”, un po’ come accadeva durante gli anni di piombo in difesa dei “compagni che sbagliano”. «I fermati vengano immediatamente liberati», urla il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, con una scusa che ha dell’incredibile: «Di fronte a un’opera inutile e dannosa come la Tav esiste il diritto alla disobbedienza civile». Il Movimento 5 Stelle invece si è precipitato a dire che si tratta di «presidio pacifico», come se i blocchi e le violenze fossero il frutto della fantasia perversa di chi li subisce. Torna quindi il giustificazionismo politico, si sentono tutti antagonisti.