Nel decreto sull’Imu non c’è la stangata sulle seconde case. Ma la Tares si prospetta pesante

Nel testo sull’Imu firmato dal Capo dello Stato non c’è la reintroduzione dell’Irpef sulle rendite catastali delle case sfitte. Nel testo non compare neanche la deduzione Imu dal reddito di impresa pagata sui capannoni industriali e gli immobili strettamente connessi all’attività.

Saltano così le due norme sulle quali si era molto discusso nei giorni scorsi. Nelle bozze circolate prima del Cdm le due misure erano infatti presenti all’articolo 6. Ma poi, dopo notizie di stampa, Palazzo Chigi e diversi esponenti del governo avevano smentito le indiscrezioni su nuove ipotesi di tassazione sulle seconde case, per coprire il provvedimento sull’Imu, riportate su alcuni giornali. «Tali indiscrezioni – spiegava una nota di Palazzo Chigi – evidentemente si riferiscono a bozze circolate nei giorni scorsi e che non faranno parte del provvedimento che sarà in Gazzetta Ufficiale».

Il dietrofront del governo in merito all’Irpef sulle case sfitte è salutato positivamente dal presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani che segnala come «la norma contenuta nel decreto legge fiscale e poi saltata era stata pensata per i fabbricati tenuti volontariamente vuoti ma era formulata in termini tali che avrebbe colpito anche le unità immobiliari involontariamente non locate».

Diverso è invece il discorso per quanto riguarda la Tares. Secondo la Cgia di Mestre, per titolari di capannoni i si prospettano aumenti fino a 1.133 euro. Il tutto in attesa della Service tax. La Cgia  ha anche stimato che con la Tares ci saranno aumenti pesanti anche sui negozi (+98 euro) e sulle abitazioni (+73 euro). La Tares, che debutta quest’anno sostituendo la Tarsu o la Tia – rilava la Cgia -, rischia di tramutarsi insomma  in una vera e propria stangata, soprattutto per gli imprenditori. L’asporto dei rifiuti costerà 98 euro in più (+19,7%); su una abitazione civile di 114 mq (superficie media nazionale), l’applicazione della Tares comporterà un aumento di spesa di 73 euro (+29,1%). «Questa situazione – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – rasenta il paradosso. Con la crisi economica e il conseguente calo dei consumi, le famiglie e le imprese hanno prodotto meno rifiuti. Inoltre, grazie all’aumento della raccolta differenziata avvenuto in questi ultimi anni un pò in tutta Italia, il costo per lo smaltimento degli stessi è diminuito».