Mubarak domani libero. Proseguono gli arresti degli oppositori

Mohamed Morsi e i Fratelli musulmani in cella, Mubarak verso Sharm el Sheik: sono tanti gli egiziani che gridano alla contro-rivoluzione, «a cosa è servito versare il sangue di tanti giovani?», dopo l’ordine di scarcerazione per l’ex rais e mentre continuano a scattare le manette per la Confraternita. I pro-Morsi non mollano, e sfidano nuovamente le autorità proclamando per venerdì una mobilitazione “di massa” per la “giornata dei martiri”. Le violenze di queste settimane e la decapitazione del fronte anti-Morsi hanno spinto l’Unione europea a sospendere la fornitura di armi che «possano essere utilizzate per la repressione interna», mentre il ministro Emma Bonino ha denunciato la “ritorsione” del governo provvisorio del Cairo nei confronti del dimissionario vicepresidente Mohamed el Baradei, che dovrà rispondere dell’accusa di tradimento. «È uno scontro epocale», ha continuato la titolare della Farnesina, sottolineando che il confronto tra sunniti in Egitto costringe a un «ripensamento su quanto sta accadendo nel mondo arabo». La liberazione di Mubarak – a meno di sorprese dell’ultim’ora uscirà dalla cella del carcere di Torah al Cairo e si ritirerà nei domiciliari di lusso a Sharm el Sheik – era stata anticipata nei giorni scorsi dai suoi legali, incontrando lo scetticismo della popolazione, che coltiva ancora la speranza che il rais resti in carcere. «Mi viene da piangere, a cosa è servita la rivoluzione, tutto quel sangue versato dai giovani?», si chiede una signora, che appartiene al campo degli anti-Morsi. «È una buffonata», dice un ragazzo, «vincono sempre loro, non c’è giustizia». Sul fronte dei pro-Morsi, tornati a sfidare anche oggi il coprifuoco con manifestazioni in tutto il Paese, la decisione dei giudici è stata cavalcata con un giorno di anticipo. Nel primo comunicato dopo l’arresto della guida spirituale Mohamed Badie, ieri al Cairo, i Fratelli musulmani hanno annunciato che il loro capo «continuerà la battaglia pacifica in nome dei principi della rivoluzione del 25 gennaio», quella appunto che detronizzò proprio Mubarak. Una strizzata d’occhio ai rivali. In mattinata è poi circolato l’ultimo messaggio di Badie, che doveva essere pubblicato dalla propaganda della Confraternita, nel quale la guida lancia l’anatema agli avversari, «vi pentirete del bagno di sangue», e ricorda che i “martiri” di Rabaa e Nahda sono caduti «perché combattevano contro il tiranno traditore». Ma non è Sisi a essere in cima all’agenda dei Fratelli in queste ore: la Confraternita ha ben altro a cui pensare, dopo la raffica di arresti e i falliti tentativi di salvare dal carcere i propri quadri direttivi: Safwat Hegazi, che ha infiammato per settimane le folle di pro-Morsi con le sue prediche contro i militari e il governo provvisorio, è stato catturato mentre tentava di passare il confine con la Libia a Marsa Matruh. Indossava una tunica semplice da lavoratore, si era scorciato la barba tingendola poi di nero. Abbigliamento da turista e un paio di jeans “casual”, come li ha definiti la stampa governativa, per Murad Ali, portavoce e “vetrina” del braccio politico dei Fratelli, il Fjp. Anche lui si era tagliato la barba, voleva imbarcarsi su un aereo per Roma ma è stato bloccato. È il secondo caso: martedì era stato il turno di un attivista anti-Mubarak e anti-Morsi, Hazem Abdel Azim, a essere bloccato mentre si apprestare a volare in Italia.