Molotov e furore: a San Pietroburgo fa il suo esordio il terrorismo gay

Tanto tuonò che piovve. Dopo settimane e settimane di campagna internazionale con la Russia “omofoba”, alla fine c’è scappato l’attentato, fortunatamente non riuscito. Ma si tratta  comunque di un segnale inquietante.  Una molotov è stata lanciata contro la chiesa ortodossa dove è solito servire messa Vitali Milonov,  il deputato  russo che  promosso la legge  contro la «propaganda omosessuale»  tra i minori.  I malviventi hanno preso di mira la cappella di San Pietro Metropolita a San Pietroburgo, ma  la bottiglia non è riuscita a infrangere la finestra dell’edificio.

Insomma, ci troviamo davanti alle prove tecniche di una nuova forma di terrorismo, il terrorismo gay. Finora non era mai accaduto che le  pur aspre polemiche politiche sulle rivendicazioni dei gay producessero attentanti o forme di intimidazione violenta. Ora è accaduto e non è davvero una bella notizia. Perché, di tutto abbiamo bisogno, meno che di questa  bizzarra e inedita forma di terrorismo  ispirata all’ideologia dell’orientamento sessuale. Né c’è da minimizzare troppo il fatto di San Pietroburgo, perché i fenomeni di terrorismo, nella società della comunicazione globale, hanno la brutta caratteristica di produrre facilmente emulazione. E c’è da immaginare che qualche altra testa calda si senta autorizzata a scegliere come bersaglio altri  simboli  del potere antigay. È tutto merito (anzi demerito) di un politically correct che ha continuamente bisogno di bersagli contro cui scagliarsi per affermare la propria virtù progressiva. Ed è tutto merito (anzi demerito) di un sistema mediatico globale che sta distruggendo la nozione di opinione pubblica e le sue gerarchie dei valore, un sistema anche alimentato da star dai dubbi valori artistici (oppure ormai spompate), che sperano di ottenere successo sposando le cause più disparate. Come Madonna o Lady Gaga, le quali, con zelo degno di miglior causa,  hanno tenuto concerti in Russia per difendere i diritti dei gay “oppressi” da Putin.