Mastella sente puzza di bruciato nel Pdl e il “barbecue” è siciliano

E se Mastella avesse ragione? Certo, una ragione dovrà pur esserci se il più mobile ed inquieto democristiano della Seconda Repubblica segnala dalle colonne dell’Huffington Post un pericolo ribaltone con truppe reclutate tra i berlusconiani ove mai il Pdl si decidesse a staccare la spina al governo. Di capovolgimenti di alleanze Mastella se ne intende ma chi lo conosce sa che non è uno che parla per cercare visibilità. Se intravede segnali di fumo, è molto probabile che da qualche parte qualcuno stia preparando l’arrosto. E, a suo dire, il barbecue è tutto siciliano. Non ci sono prove, ma i sospetti abbondano. L’indiziato numero uno è il sottosegretario Castiglione, grande aratore del territorio e gran raccoglitore di consensi, già indicato dal “nemico” Micciché come uno dei possibili saltafossi in caso di crisi. Sospetti, del resto, alimentati dal diretto interessato che solo un paio di giorni fa, a differenza dei suoi colleghi di partito, era apparso più che possibilista sull’ipotesi di continuare a sostenere il governo anche dopo l’eventuale decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale.
Comunque sia, che qualcosa bolla nella pentola di Letta o di chi è intenzionato a non interrompere l’esperienza del governo in carica, è indirettamente confermato dall’attuale eclissi dei falchi rispetto ai prudenti calcoli delle colombe. Che nei conciliaboli interni non avranno dovuto sudare molto nel prospettare come suicidio politico a Berlusconi un suo strappo rispetto al governo non seguito da scioglimento delle Camere ed elezioni immediate. Ma a conferire consistenza e serietà alla manovra svelata da Mastella è soprattutto la sua matrice siciliana. Impossibile a questo punto non correre con il pensiero ad Angelino Alfano, cioè al dirigente politico che da siciliano i siciliani li ha candidati (anche in circoscrizioni di altre regioni) selezionandoli – ovviamente – dal catalogo delle colombe più che da quello dei falchi. Sarà tutto sicuramente casuale ma quando in un partito – ed il Pdl non fa certo storia a sé – c’è una guerra in corso, anche gli indizi più insignificanti e persino le supposizioni più folli rischiano di apparire e di pesare come inequivocabili elementi di un preciso e micidiale ordito. E poiché tutto si può dire del Pdl tranne che abbia una linea politica chiara e coerente, niente di più facile che l’aver dismesso in meno di ventiquattr’ore i bellicosi propositi pro-Berlusconi per riposizionare la barra sull’Imu e sui problemi che hanno assillato gli italiani fin sotto l’ombrellone sia frutto di svariati calcoli (lo scenario internazionale, il possibile calo nei sondaggi, l’avvenuto calo in borsa dei titoli Mediaset e Mediolanum) cui si è aggiunto quello, determinante, della possibile defezione di un manipolo di senatori in grado di vanificare il ventilato sgambetto del Cavaliere al governo.
Letta, dunque, è salvo. Almeno per ora. La prossima fermata del treno del governo è prevista per i primi di settembre quando la Giunta delle Elezioni del Senato esaminerà il dossier che dovrà decidere il destino politico di Berlusconi. Qui falchi e colombe rappresentano un problema tutto interno al Pd. E si può scommettere che non sarà certo l’Epifani di turno ad impedire loro di beccarsi fino a farsi del male.