Ma quale “royal baby”: per i giornali inglesi la vera star è il nostro… Tiramisù

Sta superando il bebè dei reali, il vero protagonista mediatico dell’estate inglese è il Tiramisù, visto che i giornali britannici non sembrano quasi parlare d’altro. La notizia arriva su molti quotidiani: se alla pizza è stata riconosciuta la denominazione Stg (Specialità territoriale garantita) lo stesso deve valere per il famoso dolce inventato all’inizio degli anni Sessanta da una ristoratrice di Treviso. Proprio per questo la Regione Veneto si sta attivando per ottenere il “marchio”. Il Guardian, nella sua versione on line, dedica alla vicenda un lungo articolo del corrispondente da Roma, Tom Kington, dal titolo: “Salvate il tiramisù’”. Dopo aver ricordato le mille versioni del dolce a livello internazionale, in particolare quella con le fragole (che evidentemente in Inghilterra va per la maggiore), e averlo paragonato ad altri prodotti italiani, che a causa di una scarsa tutela sono stati clonati sui mercati mondiali e hanno visto il loro storico brand screditato da volgari contraffazioni, Kington intervista il presidente Zaia: «Il tiramisù rischia di avere troppi padri e troppe versioni – dice il governatore – che non rendono giustizia alla dedizione con cui è stato elaborato e alla creatività dei luoghi in cui è nato». Il Guardian dà voce anche a Carlo Campeol, figlio di Alba, la cuoca che nel 1970 inventò la celebre leccornia, il quale si scaglia contro chi adultera il dolce con altri ingredienti, fragole – appunto – o liquori: «Quello non è tiramisù, dobbiamo codificare gli ingredienti – sottolinea – per impedire che lo rovinino per sempre». Anche il Daily Telegraph interviene sul tema con un articolo dal titolo ”Treviso rivendica il tiramisù” firmato dal corrispondente da Roma Nick Squires. Dopo aver ricordato gli ingredienti della ricetta, il Telegraph dà voce al governatore del Veneto che conferma: «Stiamo per presentare un dossier per avere la certificazione che il tiramisù è un tipico dolce trevigiano anche per combattere le tante, troppe imitazioni».