L’omicida della gioielliera di Saronno: «L’ho lasciata che rantolava. Non c’è stato alcun litigio»

È stato convalidato con l’accusa di omicidio pluriaggravato dalla crudeltà il fermo di Alex Maggio, che lo scorso 3 agosto ha ucciso la gioielliera Maria Angela Granomelli nel suo negozio di Saronno nel Varesotto. Come chiesto dal pm Nadia Calcaterra, il gip Luca Labianca ha disposto la custodia in carcere anche per rapina aggravata. L’interrogatorio per la convalida del fermo è durata tutto il pomeriggio. «Era ancora viva quando sono scappato, rantolava». È uno degli stralci della confessione. L’uomo, trentadenne, davanti al gip Luca Labianca ha ripercorso le fasi dell’omicidio della donna e sostiene di aver saputo di averla uccisa solamente alcuni giorni dopo, quando si trovava ormai in vacanza in Puglia. Assistito dall’avvocato Carlo Alberto Cova, durante l’interrogatori di convalida del fermo nel carcere di Busto Arsizio, ha ribadito di non essere entrato nel negozio per rapinarlo. Era entrato bensì per vedere alcuni gioielli poiché pensava ad un regalo per la fidanzata. Con la vittima, Maggio aveva avuto una conversazione tranquilla e le aveva parlato anche della sua ragazza. Senza che ci fosse alcuna discussione l’uomo l’avrebbe colpita improvvisamente con un portagioie. Il gip deciderà nelle prossime ore la convalida dell’arresto, mentre, sul fronte delle indagini, per completare il quadro in cui è avvenuta la tragedia saranno sentiti come testimoni due negozianti di compro oro, uno lombardo, l’altro pugliese a cui Maggio ha venduto i gioielli che aveva arraffato, per un valore di alcune centinaia di euro. Originario di Caronno Pertusella (Varese) viveva da qualche tempo a casa della compagna a Bollate. Secondo quanto si è appreso, non conduceva una vita particolare, nascondendosi. L’uomo, «disagiato» – come è stato definito dagli inquirenti – avrebbe colpito selvaggiamente la donna quando la negoziante ha reagito alla rapina. È stato individuato grazie alla testimonianza di un cittadino che si è presentato alla caserma dei carabinieri di Bollate dicendo di avere visto un uomo che assomigliava alle immagini dell’assassino riprese dal circuito di videsorveglianza.