L’irresponsabilità del Pd apre le porte al disfacimento del sistema

Guglielmo Epifani ha perso un’ottima occasione per tacere. Presentandosi davanti alle telecamere per leggere il suo compitino preparato a tempo di record (o forse con molto anticipo sulla sentenza stessa), ha fatto la figura di chi ritiene di avere la coda di paglia. Sentendosi “minacciato”  politicamente dal suo stesso partito, ha preferito dire delle sconcertanti banalità piuttosto che riflettere sulla portata dell’evento che, indiscutibilmente, come segretario del Pd e dunque partner della maggioranza che sostiene il governo, lo vede coinvolto. Non c’era infatti nessun bisogno di dire che “la sentenza va eseguita” e “va resa applicabile”. Cos’altro se ne potrebbe fare di una sentenza definitiva per giunta? L’interrogativo non ha sfiorato Epifani al quale, evidentemente, premeva mettersi a posto con la coscienza e con la nomenklatura del Pd. Un coraggioso segretario, non c’è che dire.

Ed ora come spiegherà ai suoi, dirigenti, militanti ed elettori, che il governo non è in discussione, ma Berlusconi che è il capo dell’altro partito su cui Letta si regge deve andare in galera (che vuol dire arresti domiciliari) ed essere espulso per via giudiziaria dalla politica  ed il Pd farà di tutto perché ciò si verifichi?

Ecco, su questo punto il segretario del Pd è stato zitto, muto come un pesce, non ha proferito parola, non ci ha detto come si fa governare insieme con un partito guidato da un condannato per frode fiscale. Non sono bastati i rumors della viglia a fargli approntare una strategia, un diversivo, una sia pur flebile giustificazione. Tanto a che cosa sarebbe servito? Il Pd è pronto alla rottura. E se non lo fosse, tempo un mese o forse meno, il filo si spezzerà comunque. Con quali esiti non è chiaro, ma certo il quadro politico già da oggi non assomiglia più in niente a quello che era ieri. Ma nel frattempo come potrà guidare il Paese un esecutivo oggettivamente in fibrillazione, dimezzato, preoccupato?

Ecco, adesso finalmente è chiaro che cosa significa divisione dei poteri in uno Stato di diritto. Essa è rimarchevole soltanto se i poteri stessi godono di speculari guarentigie, ma se uno può prevaricare l’altro come si pensa di farli convivere? L’allusione immagino sia chiara. Si discuterà per un tempo interminabile su come la classe politica non sia stata capace di difendersi in vent’anni dalla magistratura e speriamo che almeno su un punto si sia tutti d’accordo: la cancellazione dell’immunità parlamentare, prevista dal Costituente proprio per prevenire  possibili crisi sistemiche e di legalità democratica, è stata esiziale allo sfarinamento della politica che è in balia di altri poteri. Ma è ancor più grave che nulla si sia fatto per reintrodurla a salvaguardia del voto popolare e degli assetti usciti dalle urne. Anche su questo il Pd (e pure il Pdl) dovrebbe riflettere poiché chiunque a questo punto potrà irretire la classe politica con lo spettro del carcere o della costante delegittimazione. Forse si riferiva a questo il Capo dello Stato, nella sua dichiarazione di ieri,  con i suoi sibillini accenni alla riforma della giustizia ora che la testa del capo del centrodestra è caduta nel paniere tra gli schiamazzi delle tricoteuses?

Resta il fatto che è tardi, troppo tardi. E le parole di Epifani, per non dire delle reazione ad esse seguite di altri esponenti del Pd, mettono il governo nella condizione di tirare a campare finché gli eventi non si compiranno. Quando cioè Berlusconi verrà accompagnato al domicilio coatto, quando sarà votata presumibilmente la sua decadenza da senatore, quando si prenderà atto dell’ineleggibilità per i prossimi anni come da nuova determinazione dei tempi di interdizione dai pubblici uffici. A quel punto come si uscirà dall’impasse? Ma davvero c’è chi crede che tutti, a destra e a sinistra, faranno finta di nulla?

La crisi è nei fatti. Il Pd avrà la responsabilità (pur negandola) di provocare la rottura. Ben sapendo che non ci sarà un altro governo dopo quello di Letta. E senza una nuova legge elettorale sarà  difficile tornare a votare e lasciarsi il passato alle spalle. Il sistema, dunque, senza via d’uscita sta implodendo sotto i nostri occhi. E purtroppo, non c’è nessuno che possa fare qualcosa.