Letta supera lo “scoglio” dei primi 100 giorni: «Non è stato facile, ma andiamo avanti…»

Il primo traguardo dei cento giorni è superato. A fatica, pedalando in salita, dribblando tra gli attacchi e i falli scorretti dei compagni di squadra. Enrico Letta presenta il suo dossier e guarda avanti, se non mangerà il panettone almeno potrà riposarsi sotto l’ombrellone con un briciolo di speranza. «Alle spalle i primi 100 giorni. Davanti a noi la responsabilità di andare avanti con ancora più determinazione a fare bene. A trovare con cura le risposte che capo dello Stato e Parlamento ci hanno incaricato di dare al Paese e che il Paese pretende da noi».  Andiamo avanti con determinazione – aggiunge – «a concentrarci sempre di più sulle politiche, proprio quando lo scontro nella politica sembra farsi incandescente». Ottimismo e realismo e soprattutto l’invito collegiale a mettercela tutta perché – insiste – gli italiani capiscono. «Capiscono che non c’è alternativa. Non a questo governo, ma alla necessità, per una volta, di mettere da parte le contrapposizioni e le viscere per avere stabilità».  Mozione degli affetti e umiltà, il premier dice di non avere la presunzione di durare per sempre o di «ergersi a modello» (bontà sua), ma di avere «l’ambizione e il dovere di servire il Paese». Sul fronte economico sottolinea che «i segnali ci sono tutti e indicano che siamo a un passo dal possibile. A un passo, cioè, dall’inversione di rotta e dall’uscita dalla crisi più drammatica e buia che le attuali generazioni abbiano mai vissuto». Non elenca un road map ma si dice sicuro che «il nostro impegno, a partire da oggi, è quello di cogliere fino in fondo questi segnali positivi, di mettercela davvero tutta affinché il possibile diventi realtà, di proseguire nel percorso tracciato in questi primi 100 giorni. L’Italia può farcela. L’Italia ha al proprio interno l’energia, la capacità, la voglia di cambiare e di cambiare in meglio». Che il fardello fosse pesante, del resto, non è una novità. «Che non sarebbe stato facile lo sapevamo fin dal principio – dice il premier in un passaggio sulla incandescente situazione politica – vent’anni di confronto durissimo e muscolare lasciano segni e ferite. Eppure, i provvedimenti del governo e il lavoro paziente e incisivo delle Camere nell’approvarli e migliorarli dimostrano che è possibile lavorare per l’Italia pensando al futuro». Poi il monito  ai partiti che lo sostengono ad abbandonare le rendite di posizione e le bandiere di parte «non lasciatevi  spaventare dall’ossessione del consenso immediato, dalla consultazione compulsiva delle rispettive dichiarazioni, dal rischio che il proprio elettorato – o la propria base – non capisca il senso delle larghe intese».