L’estate “maledetta” di Montezemolo: Ferrari ko, dita schiacciate e il figlio ustionato con l’acqua calda

È davvero un’estate maledetta quella che sta vivendo Luca Cordero di Montezemolo, colpito da una serie di disavventure che riguardano sia la sua vita professionale che quella privata. Dopo le disfatte della Ferrari e il litigio con Alonso, Montezemolo prima di Ferragosto si era schiacciato due dita della mano destra mentre abbassava la scaletta di poppa, durante la navigazione al largo di Stromboli. Ma non è finita qui. Ieri il figlio di 3 anni del presidente della Ferrari si è ustionato  a bordo dello yacht “Mahraba”, ormeggiata da qualche giorno nel porto turistico di Marina di Ragusa, riversandosi addosso una pentola di acqua calda. Il bambino è stato trasportato d’urgenza in ambulanza nel pronto soccorso di Ragusa: presentava ustioni di secondo grado nel 20/25 per cento del corpo e i medici hanno deciso di trasferirlo in elisoccorso nel centro gravi ustionati di Catania dell’ospedale “Cannizzaro”. Padre e madre si trovano in ospedale. Il piccolo non è comunque in gravi condizioni. Ha subito ustioni di primo e secondo grado sul 10 per cento della superficie corporea: all’emitorace, al braccio e all’avambraccio sinistri e al dorso. Ora è ricoverato in terapia intensiva, su un letto speciale e in un ambiente sterile. I medici si riservano una diagnosi definitiva tra qualche giorno. Si prevede che il bambino resterà ricoverato circa una settimana. «Il bambino non è in prognosi riservata – ha detto il direttore dell’Unità Operativa centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Cannizzaro prof. Giorgio Stracuzzi – e le ustioni riguardano una zona limitata del corpo. È vigile, sta bene e non ha nessun problema. Ora occorre aspettare dai tre ai cinque giorni per vedere l’evoluzione perché talvolta ustioni che all’inizio sembrano superficiali possono diventare pericolose». «Penso che tra una o due medicazioni – ha aggiunto – avremo il quadro completo sia per quello che riguarda la diagnosi sia per una eventuale dimissione. Normalmente i pazienti li teniamo una settimana quando non ci sono complicanze di tipo infettivo e le ustioni non diventano di terzo grado. Seguiremo una terapia di reintegrazione dei liquidi una prima fase – ha concluso Stracuzzi – e poi faremo medicazioni locali. Domani faremo la prima e a quel punto potrò essere più preciso per quanto riguarda la diagnosi di profondità e l’eventuale guarigione».