Le elemosine dei fedeli alle moschee finiscono nelle tasche dei terroristi? L’Algeria apre un’inchiesta

Era forse il segreto peggio conservato del mondo. Ma per la prima volta, un Paese, l’Algeria, ha avviato una inchiesta per accertare se è vero che il fiume di denaro che giunge alle moschee sotto forma di elemosine prenda la strada dei campi di addestramento che formano i jihadisti che combattono in Siria o nel sud della Libia. Una inchiesta, condotta dal ministero dell’Interno di Algeri e che ancora non è arrivata sul tavolo di un procuratore della Repubblica, che potrebbe essere importantissima, se solo si pensa a quanto enorme sia l’entità del denaro che arriva nelle casse degli imam che guidano le moschee e che, sulla carta, dovrebbero essere finalizzato ad attività di solidarietà, a cominciare dall’aiuto alle famiglie indigenti. Una massa di denaro di difficile quantificazione, ma che è facile intuire se si considera che la zakat, l’elemosina rituale, è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Cioè qualcosa cui ogni buon musulmano non si può sottrarre. Il problema sta nella relativa efficacia dei controlli che i ministeri degli Affari religiosi possono compiere nei confronti delle moschee e dei loro potentissimi amministratori. Il punto nodale dell’inchiesta è chiaro: appurare se, come tutto lascia pensare, le moschee oggi guidate da imam vicini all’integralismo (come quelli salafiti) facciano delle elemosine un uso, per così dire, spregiudicato. Se l’inchiesta del ministero dell’Interno algerino dovesse approdare a risultati positivi, avrebbe un effetto assolutamente deflagrante, perché consentirebbe allo Stato di usare il pugno di ferro con i predicatori estremisti, che stanno prendendo piede ovunque. Le moschee, peraltro, grazie anche alle loro grandi disponibilità economiche, si sarebbero lentamente trasformate in ”uffici di rappresentanza” della jihad, agendo come centri di reclutamento, formazione ed addestramento degli aspiranti miliziani. Un altro punto su cui l’inchiesta algerina starebbe puntando è comprendere se, come tutto lascia pensare, esistano forti legami tra le moschee gestite dai salafiti, quindi se ci sia una rete di mutua assistenza. Il problema del terrorismo in Algeria è vecchio di decenni. Dai primi anni ’90 ha scatenato una guerra civile di cui ancora si sta cercando di cancellare gli effetti, con la legge che, perdonando i terroristi, ne intende agevolare il reinserimento nella società civile. Ma, per uno che segue questo percorso di riabilitazione, più o meno sincera, ce ne sono decine che prendono le armi, andando a rinforzare le file delle brigate che, coniugando Corano e Kalashnikov, vogliono fare dell’Algeria un califfato.