L’autoscatto del Papa con gli scout fa il giro del mondo. Barillari si lamenta: ci ruba il mestiere…

È diventata in poche ore il simbolo del nuovo stile del pontificato di Bergoglio la foto realizzata con l’autoscatto e che ritrae il Papa con un gruppo di giovani scout piacentini. Una novità assoluta, che anche la “cifra” di un modo di fare “social” di questo Papa così applaudito e già così amato da un pubblico sempre più vasto e composto anche da non cattolici. Ma c’è anche chi non sorride della foto “selfie”, cioè fai da te. Chi pratica il mestiere da anni, infatti, guarda con preoccupazione alla rapida diffusione di immagini che, complici i social network, fanno notizia molto più degli scatti per i quali i fotografi sudano sette camicie tra rincorse e appostamenti. Lo sottolinea il re dei paparazzi Rino Barillari, interpellato dall’Adnkronos: “La foto ‘selfish’ del Papa? Se anche lui si mette a farci ‘concorrenza’ siamo finiti…”. “Ormai – afferma tra lo sconsolato e l’agguerrito – lo scatto ‘assassino’ lo può fare chiunque, persino il Papa. Tu stai ore appostato, e poi passa una ragazzina qualsiasi, con uno smartphone qualsiasi, scatta e un secondo dopo la foto è in rete, gratis, per tutti”.

È chiaro poi che se in quella foto c’è il Papa in un lampo tutto il mondo guarda, apprende e si emoziona. “È un segno dei tempi che cambiano – dice ancora Barillari –  e per noi cambiano in peggio. Non solo perché tutti hanno in mano un apparecchio qualsiasi che fa foto e le diffonde, ma anche perché noi professionisti siamo sia conosciuti sia riconosciuti per via della nostra attrezzatura, quindi subito allontanati, cacciati. Mi sta venendo voglia di girare anch’io con un telefonino, o magari con i nuovi occhiali per la connessione in rete: un po’ come tornare – conclude – ai vecchi tempi delle Minox, delle micromacchine da spia”.