La stampa-avvoltoio esibisce il passaporto del Cav come un bottino di guerra

Dalle  previsioni della vigilia della condanna («parte», «si rifugia dal suo amico Putin», «scappa alle Bahamas», «Berlusconi come il suo amico Craxi») si è passati in poche ore all’ossessione del passaporto. La stampa-sfregio ora parla del passaporto di Berlusconi e lo esibisce come se fosse un bottino di guerra. Da due giorni è un tam tam di notizie che si susseguono. Nel leggere i vari articoli si nota una sorta di compiacimento nel fatto che il Cavaliere ha dovuto consegnare il documento. Basta dare una lettura veloce ai servizi online per rendersene conto: «Silvio non può andare all’estero e fino a metà ottobre avrà tempo per scegliere una misura alternativa al carcere». «La questura di Milano, come previsto dopo la comunicazione da parte dei pm del passaggio in giudicato della sentenza, ha disposto la revoca del passaporto per l’ex premier». E, poi, un’infinità dettagliata di informazioni: il passaporto diplomatico è scaduto già dall’aprile 2013 e alla Farnesina («interpellata in merito dall’Ansa») non risulta che Berlusconi abbia fatto domanda per il passaporto di servizio (il documento richiesto da deputati e senatori). E ancora: pena al via, consegnato il passaporto alla Digos di Roma perché il Cavaliere è residente nella Capitale («Berlusconi quindi avrebbe firmato anche il decreto di revoca del documento»). Poi, c’è anche chi fa l’excursus sui vari tipi di documenti di espatrio, con la descrizione minuziosa delle regole di rilascio: si va da quello ordinario a quello individuale per minori, ai passaporti collettivi o speciali, a quello diplomatico e a quello di servizio. Troppa attenzione. Molti hanno continuato ad accomunare Berlusconi a Craxi. Ma, scrive Panorama, «Craxi, come ha ricordato Berlusconi a Libero, fu costretto all’esilio (aveva una richiesta di condanne di oltre 20 anni e il suo partito lo abbandonò). Berlusconi consegnerà il suo passaporto, ma gli resterà quello datogli da  quasi dieci milioni di elettori».