La sinistra studentesca prepara l’autunno semi-caldo, guidata dai soliti “burattinai”

Preparano il solito autunno (semi)caldo a uso e consumo di una sinistra che non ha più alcuna capacità di mobilitazione e si aggrappa alle consuete manifestazioni d’inizio anno scolastico per una boccata d’ossigeno, anche se non c’è più la Gelmini al ministero e il “nemico” a Palazzo Chigi. L’annuncio era ampiamente previsto: «L’11 ottobre saremo in piazza in tutte le città italiane». A promuovere la “rivolta” è stata la solita Rete degli studenti che, usando un linguaggio vecchio stile, quello dei collettivi rossi, ha parlato di autunno studentesco, frutto della «elaborazione» di «migliaia di studenti» riuniti al “Revolution Camp 2013”. Le posizioni contro il governo Letta sono critiche ma non troppo, nulla a confronto di quanto è accaduto durante il governo Berlusconi: «Il premier ha dichiarato di non volere un autunno caldo ma di riconciliazione. Noi crediamo che l’unica riconciliazione credibile sia quella della politica e del Paese con i giovani». Una dichiarazione, questa, di “copertura” perché poi nel mirino finisce sempre il centrodestra, accusato di voler «smantellare l’idea costituzionale di scuola pubblica e accessibile a tutti, aperta e inclusiva» capace di «garantire competenze di cittadinanza» (un concetto molto vago, il cui significato si comprende poco). Lo schema è più o meno lo stesso di quando esplose la protesta contro la riforma della scuola elementare, annunci e allarmi, sembrava che crollasse tutto, i bambini portati in prima fila nei cortei, le bandiere rosse e molti “studenti” quarantenni che non venivano dalle scuole ma dai centri sociali. Sappiamo tutti che cos’è accaduto dopo, nessuna catastrofe, nessuno smantellamento della scuola. La riforma è andata in porto e non c’è stata una sola persona a lamentarsi. Però si creò un clima di veleni che ancora oggi permane. Lo schema è stato poi ripetuto negli anni successivi e adesso si cerca di riproporlo, ma solo per rivitalizzare il mondo giovanile della sinistra che vive una profonda crisi di identità. L’unica vera conseguenza è che si uccide la protesta spontanea degli studenti, quella che nasce dalla voglia giovanile di «conquistare il mondo con un sogno». Ed è grave, visti i “burattinai” che si travestono da registi.