La partita finale nelle mani di Napolitano: grazia o commutazione della pena. Con tutti i rischi del caso

L’avvitamento è totale. L’impressione è che non vi sia via d’uscita. Quale che sia la prospettiva che si persegue, le lacerazioni sono destinate ad allargarsi. Napolitano nulla può fare. E, dunque, non esiste un “piano b”. L’ipotesi della grazia non è percorribile in tempi brevi e ragionevoli: c’è una procedura da espletare e di solito viene concessa quando la pena sia stata scontata almeno in parte. Non si farebbe in tempo comunque, questa è l’impressione, pur volendola concedere con tutti i rischi che comporta un provvedimento di clemenza di tal genere. E non solo dal punto di vista politico.

La Costituzione dice qualcosa di molto più interessante a questo riguardo, per quanto subordinato alla grazia. Dice che il capo dello Stato può commutare la pena. Ma anche qui devono ricorrere alcune condizioni che al momento non si palesano. Sarebbe pur sempre un motu proprio  giustificabile soltanto facendo valere le condizioni eccezionali (che tali oggettivamente sono) che lo richiedono. Ma le conseguenze sulla pubblica opinione “non-berlusconiana”, su quella antiberlusconiana tout court e sulla tenuta del governo dal quale in un istante si sfilerebbe il Pd possono “consigliare” Napolitano ad agire in tal modo?

Si è invocato a sostegno di questa ipotesi il precedente della commutazione della pena intervenuta per salvare Alessandro Sallusti dal carcere a causa della  condanna per diffamazione: si trattava di un reato, bene o male, che per quanto lesivo dell’altrui onorabilità, era pur sempre di opinione. La faccenda che ci tiene in apprensione è di tutt’altro tenore.

Napolitano che cosa avrà risposto  a Brunetta e Schifani quando probabilmente  gli hanno prospettato questa seconda via d’uscita in alternativa alla grazia unitamente alla possibilità che non si applichi a Berlusconi la Severino-Monti sulla decadenza? Al momento è impossibile saperlo anche perché il capo dello Stato può al massimo svolgere una sorta di moral suasion sulla delicata questione, ma non può assolutamente intervenire direttamente.

E’ intorno a questa intricata materia che nelle prossime ore si giocherà la partita finale. A meno che il Pdl ed il Pd, “incoraggiati” da Napolitano, non tentino di stipulare un “patto” che comunque non potrebbe che arrestarsi sulla soglia della decadenza di Berlusconi da senatore. Il resto, purtroppo, vale a dire l’interdizione dai pubblici uffici e dunque la sua ineleggibilità, non è nelle mani del Parlamento che non potrà che prendere atto del deliberato che verrà fuori dalla Corte d’Appello di Milano. Per quanto riguarda la condanna, invece, sarebbe ben difficile che il Pd si adeguasse alle richieste del Pdl smentendo tra l’altro l’ improvvido comunicato di Epifani letto a pochi minuti dalla sentenza. In tal caso il destino della pena accessoria seguirebbe quello della pena principale.

Si torna, dunque, al punto di partenza. Ed inevitabilmente al Quirinale, Cioè a dire  la casella di riferimento di questo drammatico gioco dell’oca. Con una domanda che tutti si pongono: Napolitano può vanificare una pronuncia in via definitiva della magistratura? Se la risposta è negativa si apriranno inevitabilmente scenari inimmaginabili. Il governo, probabilmente andrà avanti, ma non si sa come, ancora per un po’; la polemica nelle istituzione e nel Paese crescerà d’intensità; la convivenza tra le forze politiche diventerà conflittuale ed alla fine Letta, insieme con il capo dello Stato, dovrà trarre le dovute conseguenze dall’insostenibilità della situazione.

A questo punto non ci sarebbe altro da fare che approvare in pochi giorni  una legge elettorale che superi la pronuncia di illegittimità del Porcellum da parte della Cassazione agli inizi di ottobre e si vada immediatamente al voto. A quel punto ogni partito si organizzerà come crede per cercare di vincere e dare un governo al Paese. A meno che, appunto, dal Colle non venga fuori il “miracolo” al quale pochi credono tra rassegnazione e preoccupazione.