La mossa di Napolitano turba il centrodestra. Berlusconi: «Se cado io, cade il governo»

Tornano ad addensarsi nubi di tempesta sul governo Letta. A due giorni dal superamento dell’Imu che ha fatto cantare vittoria al Pdl il clima politico si surriscalda ancora per due vicende che hanno caratterizzato la giornata politica: da un lato la nomina da parte di Napolitano di quattro senatori a vita, tutti graditi al centrosinistra e meno al centrodestra (Alemanno dice: perché non Albertazzi e Muti? E Daniela Santanchè confessa apertamente che avrebbe preferito Berlusconi, l’unico che “se lo meritava”); dall’altro la frase inequivocabile del premier Enrico Letta pronunciata in apertura della festa del Pd a Genova: sulla decadenza di Berlusconi da senatore non vedo margini per trattare. Mosse che sono state interpretate dal centrodestra come un segnale di guerra, come una volontà di non garantire agibilità politica al leader del Pdl mentre i commentatori parlano apertamente di una opzione del Quirinale per garantire quattro consensi in più al Senato a un eventuale Letta-bis. E Silvio Berlusconi, al termine di un vertice con i suoi a Palazzo Grazioli, si collega per telefono con una manifestazione di supporter e lancia un monito al Pd: «Se mi fate decadere cade il governo».

Poi ha incitato il suo “esercito” ad appoggiare i referendum radicali sulla giustizia che il Pdl ora appoggia in modo ufficiale, dopo che lo stesso Berlusconi ha incontrato in mattinata Marco Pannella: «Ci sono 6 referendum radicali sulla Giustizia: allestiamo i gazebo e raccogliamo le 500mila firme necessarie: attraverso il voto popolare cerchiamo di realizzare quella riforma della giustizia che ci hanno impedito di fare in Parlamento». Berlusconi in particolare ha citato il referendum sulla responsabilità civile dei giudici che – ha detto – «vivono in un Olimpo, sono persone che semplicemente hanno vinto un concorso eppure sono incontrollabili e irresponsabili».