La condanna di Berlusconi ha resuscitato gli zombie della politica

Altro che Notte dei morti viventi, l’indimenticabile film del 1968 di Romero, qui la realtà supera la finzione cinematografica: l’attesa ventennale della condanna per Silvio Berlusconi, l’odiato nemico che nel 1994 tolse inopinatamente la torta al Pci che già si apprestava a divorarla, ha fatto uscire dalle loro tombe virtuali tutta serie di zombie che da parecchio si esercitano nei riti vudù per esecrare Lui. La carica è guidata dall’immarcescibile Dario Fo, nemico che non arretra, che sul blog del suo amico Grillo propone un testo inedito di Franca Rame intitolato – ma guarda un po’ – In fuga dal Senato, e definisce «ottima novella» la sentenza di condanna che ha sollevato legittimi dubbi in decine di milioni di italiani. Se Dario Fo è il segretario degli zombie, c’è un altro, che a buon diritto, può esserne senz’altro il presidente onorario, Antonio Di Pietro, cancellato per sempre (a differenza di Berlusconi) dall’agone politico italiano, che emerge dalla sua fossa per ricordare che «Berlusconi è già decaduto dal ruolo di parlamentare nel momento della notifica. Non occorre nessuna discussione, né voto. Questo perché il voto potrebbe contrastare con la decisione dell’autorità giudiziaria e, in quel caso, sarebbe una negazione dello Stato di diritto. Senza alcuna esagerazione, si tratterebbe di un vero e proprio colpo di Stato». Addirittura. Al capo-zombie si accoda un morto vivente sconosciuto, ma che in questo momento può avere un po’ di visibilità: tale Ignazio Messina, segretario di quel grande partito che è l’Idv, che assicura: «Noi stiamo dalla parte dei magistrati, lo abbiamo sempre fatto, abbiamo sempre difeso l’indipendenza della magistratura. Ed anche in questo caso chi grida inopportunamente al complotto, evidementemente in malafede». Questa storica dichiarazione l’ha proferita da… Montenero di Bisaccia, segno evidente che la mancanza di finanziamento pubblico si fa sentire, se devono fare casa e bottega. Persino Paolo Gentiloni, ex ministro Pd, si fa largo nella schiera marciante per commentare la sacrosanta condanna di colpevolezza: «Un condannato in via definitiva – tuona – non può essere il leader di un grande partito, in una democrazia occidentale». Definisce poi «Vergognosa» l’intenzione di fare pressioni sul presidente Napolitano sul tema della grazia». E infine anche lo zombie della Bassa, Pierluigi Bersani, riemerge dal suo annichilimento dovuto al dover stare al governo con Silvio: «La destra si tolga dalla testa la pia illusione che davanti ad una grande questione democratica possano esserci divisioni o tentennamenti nel Pd. Il punto è chiaro. Se il Pdl in un passaggio crucialissimo sceglie, come appare fin qui, la strada dell’avventura, si carica di una enorme responsabilità politica e storica davanti al Paese». Il Pd ha evidentemente la memoria corta riguardo alle decine e decine di condannati del suo schieramento per tutta una serie di reati ben più gravi di una evasione fiscale…