Siria, la Chiesa contro l’opzione dell’attacco: poco prudenti le voci di guerra in Occidente

La voglia di intervento armato dell’Occidente in Siria, che sin dal primo momento ha preso posizione con i ribelli estremisti anti-Assad, è stata criticata anche dall’organo della Santa Sede, l’Osservatore Romano, che critica la mancanza di prudenza dei Paesi occidentali sulla possibilità di un intervento armato in Siria. «Voci di guerra sempre meno prudenti», è infatti il titolo di un articolo nell’edizione di martedì 27, in cui il quotidiano scrive che «in Siria non si fermano le violenze e si fanno sempre più insistenti e meno frenate da doverosa prudenza le voci di un intervento armato di Paesi occidentali. Diversi rappresentanti di queste Nazioni – aggiunge il giornale vaticano – si dicono convinti della fondatezza dell’accusa di uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Damasco, vicenda sulla quale è in atto un’inchiesta dell’Onu». Anche dalla chiesa nella stessa Siria si levano voci critiche all’intervento armato: «Se ci fosse un intervento militare, questo vorrebbe dire – per il mio sentire – una guerra mondiale», ha infatti affermato monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria sulla possibilità di un attacco internazionale armato. «Di nuovo c’è questo rischio – dice monsignor Audo alla Radio Vaticana – La cosa non è così facile. Speriamo che l’intervento del Papa per favorire un vero dialogo tra le differenti parti in conflitto, per trovare una soluzione sia il primo passo per non usare armi, ma per far sì che la gente possa essere libera di muoversi, di viaggiare, di comunicare, di lavorare. Tutto il Paese è in guerra adesso – aggiunge il vescovo – Questo è quello che aspettiamo: una forza internazionale che aiuti a dialogare e non a fare la guerra».

Intanto gli ispettori delle Nazioni Unite in Siria, invitati dallo stesso governo di Damasco, per indagare sull’uso di armi chimiche sono rientrati nel pomeriggio nel loro albergo, dopo essere andati su un sito teatro di un presunto attacco chimico nei sobborghi della capitale. Lo hanno riferito testimoni. Il convoglio di sei autovetture è tornato dall’area di Muadamiya dove gli ispettori hanno visitato persone ferite. Rientrando in hotel non hanno rilasciato alcun commento sulla loro visita durata circa tre ore. E mentre Francia, Germania e altri Paesi auspicano un intervento militare sul modello di quello attuato in Libia, precipitata nel caos dopo l’intervento stesso, quei ribelli che si vorrebbero aiutare continuano a colpire: terroristi islamici hanno ucciso uno shaykh religioso alawita, branca dello sciismo a cui appartiene la famiglia Assad al potere in Siria da oltre 40 anni. Lo riferisce la tv iraniana, in arabo, al Alam, mostrando foto diffuse da siti jihadisti. L’emittente ricorda che l’anziano sheikh Badr Wahib Ghazal, del villaggio di Baruda, nei pressi del porto settentrionale di Latakia, era stato rapito da un gruppo di estremisti sunniti armati che si dicono ispirati da al Qaeda all’inizio di agosto. Nelle mani dei ribelli rimangono anche due italiani: sui rapimenti di padre Paolo Dall’Oglio e dell’inviato della Stampa Domenico Quirico, ci sono «alcuni contatti flebili che si annodano e si riannodano», ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino in un forum a Radio Radicale, aggiungendo che tutto è complicato da una situazione sul terreno in Siria in cui «c’è scarsa linearità di comando» tra i vari gruppi anti-Assad, per cui è difficile capire verso chi indirizzarsi.