Inizia il campionato e i sindaci di sinistra vanno in crisi: fanno finta di tifare, ma sotto sotto…

In principio fu Walter Veltroni. Tifava fino al midollo per la Juventus ma appena divenne sindaco di Roma iniziò a sfuggire alle domande sul calcio come un capitone sull’orlo della pentola bollente a Capodanno. Un giorno, poi, provò ad esibire allo stadio la figlioletta con una sciarpa giallorossa al collo pur di dimostrare che la famiglia non la pensava come lui sul calcio. Quindi Walter Furboni iniziò a tifare davvero per la Roma, ma solo nel basket, e a lanciare messaggi di speranza ai tifosi della Lazio quando la squadra era sull’orlo del fallimento, dialogando perfino col fascistone Lotito. E la Juve? Che è, una squadra? Sparita, guai a nominarla. Fino a fine mandato, però.

Ma qualcuno volle emularlo: Piero Fassino, torinese, anch’egli juventino fino alla punta della gobba. Pensate, in campagna elettorale per la corsa a sindaco di Torino pur di giustificare la sua fede bianconera agli occhi della tifoseria granata, raccontò che lui aveva giocato nelle giovanili della Juventus. Ahahahaha. Forse nel ruolo di palo.

A Napoli, invece, da due anni ogni domenica si consuma la sceneggiata della partita, con il sindaco De Magistris al fianco del presidente del Napoli De Laurentis. Il povero Gigino, da quando è diventato primo cittadino, è costretto a fare il tifoso del Napoli, a esultare per i gol di Cavani, a commuoversi per una finta di Hamsik, perfino a litigare con Aurelio per lo stadio. Proprio lui, quel De Magistris tifoso, malato, ultrà dell’Inter da quando era bambino, proprio lui, il rivoluzionario, costretto a fingere un orgasmo in tribuna, come l’ultima delle pornostar.

Ma il capolavoro di opportunismo calcistico lo ha realizzato oggi, alla vigilia della ripresa del campionato, il neosindaco di Roma Ignazio Marino. Prima il solito appello contro il razzismo (strano, senza citare la Lazio, che ha avuto la curva squalificata proprio per questo) poi gli auguri alle due squadre cittadine con la premessa che lui non è un grande tifoso, anche se pratica sport (va in bicicletta, anzi cade). Il capolavoro arriva però quando Marino tace su un dettaglio: non è che non gli piace il calcio, il problema è che lui è nato a Genova.