Il lascito del parroco alla badante, prima udienza in tribunale. Ma la donna è pronta a rinunciare

Sul conto corrente personale di don Giulio Gatteri, il defunto parroco della parrocchia di San Sebastiano a Lumezzane che con un testamento olografo ha lasciato in eredità tutti i suoi averi alla domestica moldava, ci sarebbero poco più di 320mila euro di troppo. Una somma che la diocesi di Brescia vorrebbe tracciare, perché la parrocchia della Val Trompia ne sarebbe la legittima proprietaria. Don Gian Pietro Girelli, direttore dell’ufficio amministrativo della diocesi di Brescia, spiega così perché si è arrivati al sequestro preventivo del conto dell’ex parroco e alla richiesta di blocco della successione, entrambi punti all’ordine del giorno dell’udienza in programma martedì mattina al Tribunale civile di Brescia. Lo scorso aprile, pochi giorni prima che il sacerdote morisse dopo una lunga malattia, «sono stati disinvestiti circa 320mila euro dai fondi della parrocchia, che forse sono stati parcheggiati sul conto personale di don Giulio perché credo avesse ancora da chiudere il discorso dei lavori che avevano fatto in oratorio», spiega don Gian Pietro. Non ci sarebbe però motivo di credere che questo trasferimento di denaro non autorizzato sia stato effettuato in mala fede: don Giulio, che per vent’anni ha guidato San Sebastiano, «in fondo ha sempre lavorato bene, sapeva quel che faceva – dice ancora il direttore don Girelli – Forse pensava di avere ancora qualche giorno in più» prima di morire. E poi «non ci dovrebbe essere altro. Tutte le cifre sono state gestite sui conti della parrocchia. Non abbiamo altro motivo di credere che siano stati estorti soldi da parte di qualcuno», assicura don Gian Pietro Girelli. La situazione, quindi, non sarebbe lontana dal risolversi: la matematica non è soggetta ad interpretazioni. Fa discutere però la questione dell’eredità, anche perché la realtà è ben diversa da quella che don Giulio aveva prospettato ai suoi collaboratori prima di morire: conti in ordine, estinzione dei mutui accesi per la ristrutturazione di chiesa ed oratorio. «Ho fatto quel che ho potuto, avendo la comprensione di molti», aveva scritto don Giulio prima di morire per salutare i propri parrocchiani, che una sorpresa del genere proprio non se l’aspettavano. Tanto meno lei, Valentina, la collaboratrice domestica moldava che è stata al suo fianco per oltre dieci anni. Lei quel denaro non lo vuole, ha fatto sapere convinta, e non ostacolerà tutti i dovuti controlli su testamento e patrimonio. Si dice scioccata per il lascito e anche pronta a raccontare la propria versione, perché non avrebbe fatto nulla di male.