Il gioco del cerino finisce per bruciare le dita di Saccomanni

Il gioco del cerino sulla vita del governo forse ha trovato l’ultimo che prendendolo in mano si scotta. Il personaggio in questione è il ministro dell’Economia Saccomanni, che sull’Imu è intervenuto con il solito piglio del tecnico che spara soluzioni senza pesare le conseguenze politiche, prendendo il cerino che Pdl e Pd si passavano per non scottarsi. È infatti evidente che entrambi i partiti attori delle larghe intese vogliono chiudere l’esperienza del governo Letta e andare al voto, ma entrambi sanno anche che staccare la spina ha un costo elettorale e porta a subire le ire del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Pdl vuole il voto subito per rispondere con il popolo alla sentenza che condanna definitivamente Berlusconi, ma non vuol farlo per questo motivo. Il Pd vuole il voto subito per evitare il congresso che consegnerebbe il partito a Matteo Renzi, ma non può far cadere il governo per questa ragione. Tutti e due cercavano un motivo terzo, quindi, e forse l’ingenuità del tecnico Fabrizio Saccomanni gliela sta offrendo, dando vita ad un braccio di ferro sull’Imu che può far cadere il governo in pochi giorni su una tesi politico-elettorale. Il giorno dopo Berlusconi può fare la campagna elettorale dicendo che lui ha preferito difendere la casa degli italiani anziché le poltrone governative, mentre il Pd direbbe agli italiani che il Cavaliere abolendo del tutto e per sempre la tassa sulla casa voleva favorire i ricchi togliendo risorse alla cassa integrazione e al welfare. Anche la tempistica è perfetta, visto che la decisione sulla tassa va presa entro agosto, cioè in tempo per staccare la spina al governo ed utilizzare la finestra elettorale autunnale.

Non a casa appena il ministro dell’Economia ha pubblicato sul sito del dicastero il documento che critica l’abolizione dell’Imu da Arcore è partito l’ordine di scuderia di attaccarlo. In effetti il titolare di Via XX Settembre oltre ad essere stato imprudente è stato anche pesante nel linguaggio vista la delicatezza politica della questione, dicendo che la cancellazione della tassa «avrebbe un effetto fortemente regressivo: il beneficio aumenterebbe al crescere del reddito complessivo, i contribuenti con redditi tra i 75mila euro e i 120mila euro risparmierebbero infatti 455 euro e quelli con redditi superiori a 120mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti più poveri sarebbe sensibilmente inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10 mila euro il risparmio sarebbe di soli 187 euro». Ed ha aggiunto che l’abolizione dell’Imu avrebbe un costo “alto” e un’efficienza “scarsa”. Tradotto dal burocratese significa che per Saccomanni la proposta di Berlusconi aiuta più i ricchi che i bisognosi e mette in difficoltà l’economia italiana.

Esattamente quel che serviva a Berlusconi per far saltare il banco, dicendo che la sinistra come sempre vuol tassare gli italiani, ma che lui non lo consentirà. E per ridurre il potere di Napolitano volto ad evitare il ricorso alle urne, che su questioni programmatiche di fondo non potrebbe essere negato dal presidente della Repubblica.