«Il canone Rai può essere abolito, anzi no». Catricalà illude (per poco) gli italiani

«In Europa si va abbandonando il concetto di canone a favore di un’imposta generale sui media e questo potrebbe servire da faro di orientamento». Quando il viceministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà è intervenuto in audizione in Commissione di Vigilanza Rai, i blog e le agenzie di stampa si sono scatenate con titoli sull’abolizione prossima del can0ne. Catricalà aveva pure specificato ai parlamentari che dopo la firma del contratto di servizio verrà aperto un tavolo sul canone. Alcuni Paesi, aveva aggiunto, a titolo di esemplificazione, «hanno optato per una tassa a carico del nucleo familiare e questo va incontro alla convergenza tecnologica perché prescinde dal possesso dell’apparecchio». Per rendere meglio l’orientamento, si era pure prodigato nello spiegare che esistono «sistemi usati in altri Paesi, come la Grecia, dove il canone viene addebitato nella bolletta per i consumi elettrici. Qualcuno, trattandosi di un’imposta legata al possesso dell’apparecchio televisivo, ne ha chiesto il pagamento nella denuncia dei redditi, come fu previsto in Italia per un solo anno, il 1993, peraltro in presenza di una particolare situazione legislativa. Inoltre, in molti Paesi si va affermando la tendenza a un progressivo abbandono del canone in favore di un’imposta generale sui media oppure con trasferimenti finanziari diretti dal bilancio statale. In altri casi (Austria, Germania, Finlandia, Irlanda, Svezia e Svizzera) il canone si sta trasformando in una tassa a carico del nucleo familiare, che prescinde dall’apparecchio utilizzato e che tiene quindi conto dell’evoluzione verso la convergenza tecnologica».

Addio canone, dunque? Neanche per sogno. Poche ore dopo, in una nota, il chiarimento che suona come un dietrofront: «In Italia esiste il canone e non sono in vista sistemi di finanziamento diversi, dobbiamo fare in modo che tutti lo paghino per rendere la Rai migliore. Non è vero – aggiunge Catricalà – che io abbia dichiarato una preferenza verso alcune delle forme di pagamento del servizio pubblico radiotelevisivo tra quelle vigenti in Europa; ne ho solo citate alcune – durante l’audizione di oggi – a mero titolo di esempio. Ho anzi ribadito che attualmente nella nostra legislazione esiste il canone e che tutti i possessori di apparecchio televisivo sono obbligati a pagarlo. Quindi nessun giudizio di valore è stato espresso rispetto ad altri sistemi di finanziamento del servizio pubblico radio-tv vigenti in altri paesi europei». Insomma, anziché un intervento politico, Catricalà si è dedicato a un excursus tecnico sulle varie forme di pagamento del canone nel continente. Ma per farlo non serviva scomodare un viceministro: bastava Wikipedia.