I due marò trattenuti in India: l’ex vicecomandante della Lexie riapre il giallo sulla sparatoria

«Sono sicurissimo che l’imbarcazione che ho visto dal ponte della nave non era il peschereccio St.Antony». L’ex comandante in seconda della petroliera “Enrica Lexie” ha riaperto il giallo sulla vicenda dei marò trattenuti in India, che dura da ormai 20 mesi e che almeno per ora non sembra essere vicina a una soluzione. Il napoletano Carlo Noviello, che è stato ascoltato dalla polizia a Kochi in Kerala, ha ribadito alcuni dubbi sull’incidente, in cui morirono due pescatori indiani, già espressi in un’intervista di un anno fa. Del peschereccio «non corrispondono i colori rispetto a una foto mostratami dal Dipartimento indiano della Marina mercantile», ha spiegato, aggiungendo «di non aver notato nessuna persona morta o ferita a bordo» della barca, quando è fuggita dopo l’incidente. Questo importante particolare, che contraddice i risultati della perizia balistica e le conclusioni della polizia del Kerala, non è però emerso nella sua audizione all’Agenzia Nazionale di Investigazione (Nia) che conduce la nuova inchiesta a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per l’uccisione dei due pescatori. Accompagnato da un legale della società armatoriale “Fratelli d’Amato”, Noviello ha raccontato a uno 007 indiano cosa accadde in quel fatidico pomeriggio del 15 febbraio 2012 quando fu avvistato sul radar della “Lexie” il «peschereccio sospetto» e il team antipirateria dei sei marò entrò in azione. A differenza del comandante Umberto Vitelli, che era in ufficio, lui assistette a tutte le azioni di Latorre e Girone. Vide i due fucilieri attivare le misure di segnaletica luminosa, mostrare i fucili e poi sparare in acqua per evitare l’abbordaggio dei sospetti aggressori. «Mi hanno convocato perché volevano che ribadissi quello che avevo già detto alla polizia un anno fa – ha precisato in una conversazione telefonica – Non è stato un vero e proprio interrogatorio, ma una semplice formalità». L’ufficiale, giunto dal Golfo del Messico dove lavora per un’altra nave, è stato ascoltato dal viceispettore P.V. Vikraman, responsabile delle indagini sugli italiani. «Sono stati gentilissimi», ha voluto sottolineare Noviello, assistito dal legale V.J. Mathew, che rappresenta l’armatore. Parlando ai cronisti locali dopo l’incontro, l’avvocato ha detto che Noviello ha ricordato agli inquirenti che «i soldati a bordo di navi civili operano sotto il controllo militare e che non sono sottoposti agli ordini del comandante».
Con la deposizione di Noviello gli investigatori della Nia hanno sentito tutti i sei testimoni civili convocati in India in base a una impegnativa presentata dal proprietario della “Lexie” alla Corte Suprema lo scorso maggio per il dissequestro della nave. Rimangono da interrogare i marò Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte. Secondo la stampa indiana, la loro mancata comparizione sta causando un ritardo nella conclusione delle indagini e nell’avvio del processo, ma comunque è escluso che si presentino. Intanto, la prossima settimana ritorna a New Delhi Staffan de Mistura, il commissario speciale del governo, per un nuovo giro di consultazioni, e probabilmente si avrà un quadro più chiaro sull’andamento dell’inchiesta.