Governo battuto sui concorsi dei magistrati. E passa un ordine del giorno per limitare la chiusura dei tribunali

Un’altra giornata difficile per il governo, oggi battuto in aula al Senato sull’emendamento che sopprime le nuove regole per l’accesso ai concorsi dei magistrati. Nodo principale è l’accesso ai concorsi anche per chi abbia superato lo stage e il primo anno della scuola specializzazione per le professioni legale. I relatori si sono invece rimessi all’aula, che ha approvato la proposta di modifica con 208 sì, 38 no e 6 astenuti. Il via libera all’emendamento soppressivo è arrivato dopo un acceso dibattito dell’assemblea, con l’intervento trasversale dei senatori della commissione Giustizia, mentre l’esecutivo ha proposto senza successo di riformulare la norma (già modificata in Commissione). Il Pdl in mattinata, invece, aveva provato a far passare un emendamento per alzare il limite all’uso del contante da 1.000 a 3.000 euro. La proposta di modifica, primi firmatari D’Alia e Bonfrisco, su cui governo e relatore avevano dato parere contrario, è stata votata dai senatori Pdl ma respinta dall’aula di Palazzo Madama. Approvato invece un ordine del giorno che impegna il governo a correggere le norme varate dal precedente esecutivo sulla riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie e quindi dei tribunali italiani, in base alla riforma Severino sulla geografia giudiziaria che entrerà in vigore il prossimo 13 settembre. «Già nell’altra legislatura la commissione Giustizia si era espressa per evitare la chiusura di alcune sedi soprattutto in zone ad alta densità criminale. Dopo il pronunciamento del Senato è evidente che il governo non potrà sottrarsi a un adempimento doveroso, correggendo in parte le sue precedenti determinazioni», spiega il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. In serata l’approvazione del decreto, che torna a Montecitorio.