Forza Italia non sia solo un’operazione di marketing: torniamo alla lezione di Pinuccio Tatarella

Sui tabelloni pubblicitari di Milano è ricomparso il simbolo di Forza Italia, accompagnato dallo slogan non proprio felicissimo “Ancora in campo per l’Italia”. L’operazione di marketing si allargherà presto a tutta la Penisola con gli stessi tabelloni 6×3 che fecero la fortuna del centrodestra nella vittoriosa campagna elettorale del 2001, ma soprattutto si adeguerà ai tempi odierni con una massiccia campagna virale via internet. Molti italiani già in queste ore hanno ricevuto su Facebook, Twitter e mail una comunicazione di Silvio Berlusconi che li invita a mobilitarsi per la “ridiscesa in campo” del vecchio partito, mentre in agenda è già fissato per il 15 agosto un tour di aerei con striscioni al seguito sulle spiagge italiane e per il 26 l’inaugurazione della nuova sede di San Lorenzo in Lucina che sostituendo quella del Pdl di Via dell’Umiltà darà anche un segno fisico del cambiamento in corso.

Adesso si tratta di capire se questo colpo d’ala nel marketing berlusconiano resterà confinato nell’ambito della strategia difensiva rispetto alla condanna definitiva subita, alla decadenza da parlamentare in arrivo, al ritiro del passaporto, alla futura incandidabilità per ben sei anni, allo spettro degli arresti domiciliari o all’umiliazione dell’affidamento rieducativo ai servizi sociali. Se l’obiettivo è soltanto la difesa personale di chi rappresenta circa dieci milioni di elettori e si ritiene ingiustamente condannato ha certamente un valore politico, morale e di solidarietà al fondatore del centrodestra, peraltro recordman della permanenza a Palazzo Chigi. Un obiettivo valido per serrare i ranghi e nobile nel rapporto tra il leader e la sua classe dirigente, ma politicamente sterile e senza prospettiva. Il centrodestra italiano, infatti, ha bisogno di una rifondazione che senza rinnegare Berlusconi ricostruisca l’alleanza e la leadership mettendo assieme tutti gli italiani alternativi alla sinistra, come ha insegnato Giuseppe Tatarella all’allora Polo delle Libertà e come ha scritto ieri Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Con l’incandidabilità del Cavaliere per ben sei anni finisce di fatto il miracolo berlusconiano dell’uomo solo al comando che trascina le masse a prescindere dalle cronache politiche e giudiziarie e non può che aprirsi una stagione costituente per dar vita a una nuova coalizione. In questo contesto la rinascita di Forza Italia rappresenta una grande occasione, sia perché riporta alle origini del berlusconismo liberale, sia perché impone alla Lega di tornare a fare la Lega e a destra e centro di tornare ad essere quelli che erano nel Polo della Libertà e nella Casa delle Libertà. Se non è riuscito il Pdl a conquistare quel 51% spesso vaneggiato da Berlusconi certo non può pensare di riuscirci Forza Italia, che invece per vincere ha bisogno di una coalizione plurale con i vecchi alleati ancor più forti di prima. Da qui la necessità del ritorno di una destra che rimetta assieme la diaspora degli ultimi cinque anni, sia essa Alleanza nazionale com’era o un nuovo soggetto, e del ritorno nel centrodestra di quell’Udc che dopo aver circumnavigato il panorama politico non può non sapere che la sua collocazione naturale è nel centrodestra. Se il ritorno di Forza Italia è lo spariglio per tornare a come eravamo quando si era maggioranza è un’operazione con i fiocchi con cui Berlusconi lascerà ancora una volta di stucco la politica italiana, se invece è la “ridotta valtellinese” di un leader che si vede braccato si fa alto il rischio che il centrodestra italiano finisca in poltiglia.