Finché c’è Rosy c’è speranza (che la sinistra non la spunti)

Se Berlusconi si dimettesse, si inginocchiasse e chiedesse misericordia, potremmo anche pensare di concedergli un po’ di clemenza. A parlare non è l’imperatore che alza il pollice – come nell’Antica Roma – per decidere le sorti del gladiatore sconfitto. E neppure il mitico Achille che restituisce il corpo di Ettore al vecchio re Priamo dopo il suo gesto di umiltà. A parlare è solo Rosy Bindi, l’ex pasionaria che ritrova un po’ di fiato e voce unicamente quando c’è di mezzo il Cavaliere. Sembra che le sorti dell’odiato nemico dipendano da lei, non vuole veder svanito il sogno di una vita – cancellare l’uomo di Arcore dalla politica – e assapora il gusto di una sottile vendetta (quel «più bella che intelligente» continua a bruciarle). Del resto non le rimane altro. Non è riuscita a trasformarsi nella Merkel italiana, nonostante l’espressi0ne accigliata, i sorrisetti ironici e il gusto di stangare. È stata messa in disparte nel suo partito, perché agli esponenti Pd basta pronunciare il suo nome per dar ragione a chi chiede la rottamazione della classe dirigente “democratica”. Da quando è iniziata la legislatura, non ha fatto altro che difendere a spada tratta l’Imu, stile bravi di don Rodrigo, “questa imposta non s’ha da cancellare”, paghino tutti e paghino caro, perché altrimenti finiamo per dare ragione al Cavaliere, gli regaliamo l’assist per andare in gol. E adesso, dopo la Cassazione e nel bel mezzo delle polemiche sull’agibilità politica del leader del centrodestra, entra a gamba tesa con il suo aut aut: «Berlusconi si dimetta prima della riunione della giunta del Senato. Un gesto che avrebbe anche questo un grande significato politico: Berlusconi, pur legittimamente criticandola, riconosce la sentenza di condanna e i suoi effetti. A quel punto ritengo che anche per il capo dello Stato sarebbe più semplice riconoscere quel gesto politico, forse con la commutazione della pena principale». In sostanza, se il Cav fa le valigie e se ne va dalla vita politica, lo perdoniamo. L’unica certezza è che, fino a quando ci sarà una Rosy Bindi che parla così, la sinistra è destinata ad arrancare.