«Era una bellissima domenica. Poi il dramma». L’incidente delle Frecce tricolori a Ramstein 25 anni dopo

«Sembrava una domenica normalissima. Anzi bellissima, in una base molto accogliente. Poi il dramma». Chi parla è Carlo Baron, ufficiale tecnico, la domenica del 28 agosto 1988 in servizio con le Frecce tricolori nella base americana di Ramstein, in Germania. Ancora oggi parla all’agenzia Ansa di quanto accaduto con un filo di commozione e per certi aspetti di rabbia per certe «interpretazioni assurde» dell’incidente. Lo incontriamo nella sua abitazione di Pradamano (Udine). Baron oggi ha 67 anni, ma ricorda quei momenti con molta lucidità. «Non potrò mai dimenticare quei lunghissimi secondi». Baron non ha dubbi: il disastro fu causato da un errore del “solista”. «Purtroppo – aggiunge – perché Nutarelli era un autentico fuoriclasse del volo aereo». Questa la sua ricostruzione: «Si vedeva che era in anticipo nell’intersezione del “cardioide”. Ha tentato una virata incredibile per evitare l’impatto, ma tutto è stato inutile». Secondo Baron, «l’aereo del solista venne tranciato nella parte posteriore, proseguì la corsa e, quindi, andò a impattare il pubblico. Se la collisione fosse avvenuta con la parte anteriore sarebbe esploso e tutto sarebbe finito lì. Ci sarebbero stati tre morti. Invece purtroppo le cose andarono diversamente». Baron sulla tragedia di Ramstein ha scritto un libro. «Quello fu un periodo molto sfortunato per le amatissime Frecce – aggiunge – poiché due mesi dopo ci fu un incidente a Rivolto con un pilota morto. Sembrava quasi una maledizione». «Oggi tutto è cambiato e le Frecce sono tornate alla grande nel cuore degli italiani. Sono l’immagine positiva del Made in Italy nel mondo. E questo – conclude – lo hanno capito tutti gli italiani».

Fu un attimo, uno schianto, un bagliore, tre “Frecce” impazzite che precipitano e sul campo rimangono settanta morti e 346 feriti: è il drammatico bilancio dell’incidente aereo di Ramstein, accaduto il 28 agosto 1988, venticinque anni fa, nel quale fu coinvolta la Pattuglia acrobatica nazionale (Pan). È stato il peggiore incidente della storia in una esibizione acrobatica aerea. Nella base statunitense di Ramstein, al confine con la Francia, era in corso un’esibizione aerea. Le Frecce tricolori erano le più attese. Il programma procedeva senza intoppi. Poi il dramma. Nell’espletamento dei “cardioide”, una delle figure più rappresentative delle Frecce, il “solista”, (Pony 10), il tenente colonnello Ivo Nutarelli, arriva troppo presto all’intersezione con i colleghi ed è collisione. Il suo Aermacchi MB-339 colpisce in pieno il capoformazione (Pony 1), il tenente colonnello Mario Naldini, che a sua volta tocca Pony 2, il capitano Giorgio Alessio. I tre aerei diventano altrettante palle di fuoco, delle frecce impazzite e incontrollabili. Pony 1 si schianta su una corsia stradale al fianco della pista. Naldini non fa in tempo ad azionare il sedile eiettabile. Anche il capitano Alessio finisce la sua tragica corsa sulla pista e nell’impatto il suo aereo esplode. La traiettoria più tragica è però quella di Pony 10. Dopo l’impatto, l’Aermacchi di Nutarelli piomba sulla folla che ancora non si era resa conto di quello che stava accadendo. Sul terreno rimangono 67 morti e centinaia di feriti. Una strage. Il tutto in sette, lunghissimi, secondi. Sulla strage di Ramstein (la base aerea americana da allora non ha più ospitato manifestazioni aeree) si sono susseguite le ipotesi più fantasiose. Molti parlano e parlarono di complotto, di sabotaggio. Perché Nutarelli e Naldini, infatti, come appurò la commissione per la strage di Ustica, si erano alzati in volo la sera del 27 giugno 1980 dall’aeroporto di Grosseto e intercettarono il DC9 dell’Itavia. Il sabotaggio di Ramstein, secondo queste ipotesi, sarebbe stato architettato per togliere di mezzo eventuali testimoni. Difficile, ovviamente, assecondare questa tesi a causa anche della sproporzione tra fini e mezzi e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe – con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell’obiettivo – per eliminare due testimoni. Ramstein fu piuttosto un tragico errore. Da allora il volo acrobatico non è stato più lo stesso. Vennero adottare severissime misure di sicurezza. Oggi le “figure” non possono più essere fatte sopra il pubblico che deve stare a svariate centinaia di metri dall’esibizione. Sono cambiati anche i parametri delle Frecce e delle altre Pattuglie acrobatiche. In Friuli, dove il volo acrobatico è nato e dove le Frecce sono di casa, il dramma di Ramstein fu come un colpo al cuore. Difficile da smaltire. Ai funerali dei tre piloti tutta la città di Udine si fermò. Furono migliaia i presenti al tempio ossario di Piazzale XXVI luglio. Nessuno, però, pensò mai di chiudere l’esperienza, di fermare a terra le Frecce che tuttora sono amate, rispettate e apprezzate per il loro lavoro di pubblicizzazione dell’eccellenza italiana nel mondo.