Emergono tracce dello zoo di Montezuma, dove gli aztechi tenevano gli animali da sacrificare agli dei

Gli archeologi che esplorano le rovine di Tenochtitlan – la capitale imperiale azteca, che sorgeva dove ora si trova quella messicana – sono convinti di aver trovato prove definitive che dimostrano l’esistenza del cosiddetto ”zoo di Montezuma”: un grande serraglio di animali – destinati in parte a cruenti sacrifici rituali – appartenuto all’imperatore che regnava al momento dell’arrivo dei ”conquistadores” spagnoli, nel 1521.La cosa non deve scandalizzare, perché in tutta l’America latina allora si facevano sacrifici umani e si praticava il cannibalismo, ma tra gli atzechi questa pratica fu spinta all’eccesso: l’esercito in pratica aveva il compito di prendere prigionieri quanti più nemici potesse, al solo scopo di sacrificarli agli dei. Gli stessi uomini di Cortés furono, uccisi e mangiati. Le ricerche degli specialisti si sono concentrate sui resti animali ritrovati ai piedi del Tempio Maggiore, il principale santuario religioso dell’impero precolombiano, che si trovano accanto al Palazzo nazionale, nel pieno centro dell’odierna Città del Messico. In particolare, sono stati rinvenuti numerosissimi resti di aquile reali, animale considerato sacro dagli aztechi perché rappresentava simbolicamente il dio Sole: e gli studiosi si sono potuti focalizzare anche sull’analisi rigurgiti digestivi di questi maestosi volatili, che assorbono solo la carne delle loro prede, rigettando il resto. È così che si è potuto stabilire che le aquile sacre venivano nutrite quasi esclusivamente con quaglie, probabilmente allevate nello stesso edificio. Oltre alle quaglie, sono stati rinvenuti tuttavia anche resti di felini, lupi e altri esemplari. Cosa che permette di ipotizzare un parco popolato da molte specie animali, tenuti per conto del sovrano per i sacrifici o per altri scopi. Leonardo Lopez, responsabile delle ricerche sul sito, ha sottolineato che i resti delle aquile emersi nella cosiddetta Totocalli (Casa degli Uccelli) di Montezuma testimoniano che questi animali – caratterizzati tutti dai segni di un’identica frattura dell’ala – erano certamente tenuti per essere poi sacrificati nel Tempio Maggiore, in cerimonie sacre dedicate al culto del Sole. L’ipotesi degli archeologi é comunque che l’imperatore azteco avesse organizzato un vasto parco accanto al suo palazzo, anche per far sfoggio della sua ricchezza e del suo potere, oltre che per il diletto proprio e della corte. Un vero esercito di oltre 300 guardiani del Totocalli si occupava di allevare le quaglie e altri animali – principalmente piccoli roditori – per alimentare non solo le aquile sacre ma anche gli altri inquilini dello ”zoo di Montezuma”.