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E Grillo ora ha pure la “sora” Capanna: dalla senatrice Taverna sonetti in romanesco contro i dissidenti

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Politica

Si fa anche in versi l’invettiva contro i   dissidenti a Cinque Stelle. Tra il serio e il faceto il blog di Grillo pubblica  una poesia della senatrice Paola Taverna dedicata ai dialoganti, agli “Aperturisti”, quelli che danno il nome  al componimento in vernacolo romaesco. La  poesia tocca il punto centrale della questione del Movimento, quella su cui da mesi anche la stampa si arrovella. «Ma quanti sete 5, 7, 20… Perché nun ve ne andate felici e contenti?».

Ecco, di seguito altre strofe del sonetto . «Che meraviglia sei diventato senatore /E  mo’ te senti er piu’ gran signore /Lasci interviste e fai er politico sapiente/ Pe me e  pe’ troppi ancora sei poco più de gnente /Te guardo incredula seduto proprio accanto/ E penso che non sai quale gran rimpianto /De quelli che vicino me stavano ai banchetti /E  senza dubbio alcuno capivano i concetti/ So poche cose giuro semplici e banali /Ma te le voi stravolge e rende particolari /Proponi accordi strani e vedi prospettive/ Mentre io guardo ste merde e genero invettive / So io quella sbagliata che ha perso er movimento?…». Il  ”sonetto” continuerebbe ancora, ma il Secolo ha deciso di non sottoporre ulteriormente i lettori all’inutile supplizio della  ”lirica” della senatrice Taverna (che dovrebbe, per la verità,  dedicarsi meglio, non alla poesia, ma all’arida prosa degli atti parlamentari).

La poesiola, per la verità, non è un granché. Ma a Grillo va bene lo stesso, perché può ben dire di aver inventato un nuovo genere politico: la purga (staliniana) in versi. Non sappiamo però dove abbia tratto ispirazione  la “poetica” della  senatrice Taverna. Il primo nome che ci viene in mente è quello del sor Capanna,  popolare personaggio della Roma umbertina, aduso a lanciare stornelli e sonetti satirici contro i costumi e la politica del suo tempo. Ma, se è così -e per la regola secondo la quale chi la fa se l’aspetti- dedichiamo alla poetessa grillina questa terzina conclusiva:  «Paola Taverna, la sora Capanna/ che a capì ‘npo’ de politica / nun s’afanna»

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