Duello a distanza tra Letta e Renzi. Il premier: in 4 mesi ho cambiato l’Italia. Ma il rivale non è dello stesso parere…

Enrico Letta apre la festa del Pd a Genova e parla, oltre che del governo, del suo futuro politico. In contemporanea c’era attesa per il discorso di Matteo Renzi, invitato alla festa Pd di Borgo Sisa, in provincia di Forlì. I riflettori sono puntati sulle mosse dei due “rivali” e in molti si domandano chi dei due alla fine guiderà il centrosinistra come candidato premier alle prossime elezioni. E Letta dà proprio a Genova la sua risposta: “Quando Napolitano scioglierà le Camere – afferma – farò campagna elettorale per un governo di centrosinistra”. È chiaro che la sua candidatura è nei fatti.

Respinge poi ogni accusa di eccessivo moderatismo o di troppa accondiscendenza verso il Pdl: “Per questo governo do tutto, il sangue e l’impegno, ma non è il governo per cui ho fatto campagna elettorale”. E ancora: sull’incandidabilità di Berlusconi il premier “non vede” molti margini. Poi rivendica i risultati: “Questi quattro mesi non sono stati solo di compromesso ma hanno cambiato l’Italia”. E tra i cambiamenti più significativi annovera la scelta di Cecile Kyenge al ministero dell’Integrazione, “una scelta fatta in solitudine”. Infine difende l’accordo sull’Imu, ricordando che anche nel programma del Pd c’era il superamento della tassa “iniqua”. Quanto alla nuova tassa mette in guardia dalle semplificazioni: sarà più bassa della somma di Imu e Tares. ”L’Imu è una tassa iniqua e non progressiva, la Service Tax sarà più bassa e non sarà caricata sugli affittuari contro i proprietari. Risponderà a esigenze di equità e progressività”. Infine: la durata del governo? Sempre la stessa, risponde Letta, 18 mesi per portare a temrine gli obiettivi più urgenti, tra cui la riforma elettorale.

E da Forlì Renzi ripete sempre la solita affermazione, che suona come un’aperta critica all’immobilismo che secondo lui caratterizza le larghe intese: “Il problema non è quanto dura il governo ma cosa fa. Noi non facciamo il tifo contro nessuno noi siamo perché il governo faccia”. Su Berlusconi il giudizio del sindaco di Firenze è netto: “In un qualsiasi Paese civile, un leader che viene condannato in via definitiva va a casa lui, senza aspettare che venga interdetto”. A sinistra, il duello tra i possibili futuri candidati premier è iniziato in grande stile.