«Berlusconi non era uno sprovveduto»: la Cassazione ammette di fatto di aver deciso in base a un teorema

Il deposito delle motivazioni da parte della Corte di Cassazione confermano che Berlusconi è stato condannato, non sulla base di fatti accertati, ma su un teorema.Berlusconi –secondo i giudici della Suprema Corte –  non poteva essere «un imprenditore così sprovveduto da non avvedersi» di quanto facevano i dirigenti coinvolti nella vendita dei diritti Mediaset. Insomma, «non poteva non sapere» , come affermato dal giudice Esposito nell’intervista al Mattino di Napoli.  I personaggi chiave della vicenda Mediaset – si legge nella motivazione –  sono stati «mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui». Per cui «la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità». Di qui anche il fatto, sempre secondo i giudici– dell’ «assoluta inverosimiglianza dell’ipotesi alternativa che vorrebbe tratteggiare una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi “da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti nel corso degli anni in posizioni strategiche».

Il carattere della sentenza è  vedenziato nelle prime reazioni politiche. «La prova della colpevolezza di Berlusconi _ dice Jole Santelli del Pdl – non è fattuale ma di tipo logico, quindi non sindacabile dalla Cassazione: tradotto, è la Cassazione ad affermare che Berlusconi è stato condannato in base ad un teorema». Dello stesso tenore le dichiarazioni di Francesco Giro, anch’egli del Pdl: «Leggeremo con attenzione e con il rispetto dovuto ad una sentenza della suprema corte di cassazione le 208 pagine di motivazioni del processo Mediaset, ma dalle prime scarne notizie appare lo stile appare iperbolico (ideatore sistema illecito) e apodittico (aziende a lui facenti capo in vario modo…mantenendo in posizioni strategiche soggetti da lui scelti). L’esperienza ci ha tristemente insegnato che uno stile apodittico e iperbolico cela sempre dietro di s[ un apparato probatorio inevitabilmente esile ed inconsistente»