Arrestati due No Tav: avevano un arsenale in auto. E Caselli denuncia la connivenza di politici e intellettuali

Di nuovo tensione in Val di Susa. Questa notte sono andati a fuoco a Bussoleno alcuni macchinari di una ditta impegnata nei lavori della Tav. Nelle stesse ore, a Chiomonte,  i Carabinieri hanno fermato  un’auto a bordo della quale è stato trovato un vero e proprio arsenale da guerriglia: cinque molotov; sei maschere antigas; sei tubi in plastica, normalmente utilizzati dagli antagonisti come mortai; sei pneumatici, che nelle operazioni di guerriglia vengono utilizzati per fare barricate; cinque fionde; quattro cesoie per tagliare le reti di protezione; 31 chiodi a quattro punte e 18 tute scure. I due occupanti dell’auto, entrambi attivisti  del centro sociale Askatasuna.

Gli ultimi fatti hanno spinto il procuratore della Repubblica  di Torino, Gian Carlo Caselli,  a denunciare apertamente  «il silenzio e la sottovalutazione, se non peggio, da parte di uomini della cultura, della politica, dell’amministrazione e anche dell’informazione».  Secondo il magistrato, ci sono dei settori che «non riescono a vedere come stanno le cose, e sono portati a trattare con comprensione gesti che sono di pura violenza». «È la pretesa – ha aggiunto Caselli – che la legge non debba applicarsi agli amici o a chi è affine sul piano politico o culturale. È un modo di pensare che con la Costituzione ha poco a che fare». Caselli ha parlato anche di «silenzio che diventa connivenza» a proposito di episodi che vengono ricostruiti in maniera strumentale: l’esempio che ha citato e’ quello dei blocchi sull’autostrada del Frejus operati dai No Tav nelle ultime settimane. »C’erano – ha ricordato – vedette e sorveglianza nei punti di accesso. Abbiamo avuto camionisti costretti a soste forzate e a esibire documenti e bolle di accompagnamento. Tutto questo vuol dire controllo del territorio e delle persone. Ma queste sono funzioni riservate ai poteri pubblici. Chi le esercita compie qualcosa che con la Costituzione non ha niente a che fare». «Eppure – ha aggiunto – sui social network sono apparse cronache ineffabili: il camionista (al cui mezzo  stata anche tagliata una gomma – ndr) è stato descritto come alterato. Ed è la stessa tecnica che si usa per denigrare le vittime di stupro: gli stupratori si fanno passare per mammolette e la colpa ricade sulle donne». Parole durissime, che non mancheranno di suscitare reazioni polemiche.  In chi, naturalmente, ha la coda di paglia e si sentirà indirettamente chiamato in causa…