Via libera della regina alle nozze gay in Inghilterra e Galles

Dopo Parigi, arriva Londra. Ma senza troppe  polemiche, almeno per ora. È stata definitivamente approvata la legge che introduce i matrimoni omosessuali in Gran Bretagna, la “Marriage (Same Sex Couples) Bill”. Secondo il sito della Bbc, la regina ha apposto oggi 17 luglio il suo sigillo sul provvedimento fortemente voluto dal governo di David Cameron. La legge è stata sostenuta dai vertici dei tre maggiori partiti, i conservatori e i libdem al governo, e il Labour all’opposizione. Ma ha scatenato non poche polemiche fra i tory, con numerosi deputati ribelli che alla Camera dei Comuni hanno votato contro la linea del proprio partito, sebbene il premier Cameron avesse lasciato libertà di voto. In numerose occasioni, sia alla Camera dei Comuni che a quella dei Lord, si era temuto che il provvedimento potesse venir ritardato o addirittura affossato. Il provvedimento ha una serie di garanzie per i gruppi religiosi. Le nozze gay non possono essere celebrate dalla Chiesa di Inghilterra e da quella di Galles, mentre le altre religioni hanno la facoltà di offrirle o meno ai propri fedeli. Ieri la legge sui matrimoni gay aveva concluso il suo iter anche alla camera dei Comuni (del 15 luglio il via libera alla camera dei Lord). A questo punto i primi matrimoni gay nel Regno Unito si dovrebbero svolgere nel 2014. Differentemente dalla Francia, dove le protesta vanno ancora avanti, i sudditi di Sua Maestà dovrebbero lasciar passare questa innovazione con una certa tranquillità. Ovviamente, il fuoco di sbarramento della Chiesa cattolica e di una parte di quella anglicana non ha sortito effetti visibili. L’iter della legge, 532 pagine in tutto, è iniziato a gennaio. La norma che consente le nozze gay in Inghilterra e in Galles esordisce così: «Il matrimonio di coppie dello stesso sesso è legale». Anche l’opposizione di alcune decine di conservatori non ha fatto rumore più di tanto, ma soprattutto non ha modificato i numero parlamentari. Come si ricorderà, nei mesi scorsi fu lanciata su web una specie di referendum al quale quale parteciparono ben 228 mila utenti, che per il 53 % si s dissero favorevoli alle nozze gay. Si tratta di un’altra vittoria per David Cameron, conservatore riformista, che proprio un anno fa, in occasione del quarantennale del primo «gay pride» londinese, lo aveva solennemente promesso.

 

Ma le cose non vanno così lisce – ammesso che lo restino – ovunque: come si diceva, a qualche settimana dal suo inizio, non si ferma la protesta dei “veilleurs”, un gruppo di oppositori francesi alle nozze gay, che – sfidando il clima – manifestano stando in piedi, immobili e silenziosi, in Place Vendome, sede del ministero della Giustizia, o davanti all’Eliseo, seguendo l’esempio dei manifestanti della protesta anti-governativa turca in piazza Taksim a Istanbul.Spesso affiliati con gli ambienti dell’integralismo cattolico transalpino, i “veilleurs” – che riassumono la loro azione in una frase di Albert Camus: «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio» – hanno seguito l’esempio dell’Uomo in piedi, immaginato durante le manifestazioni di piazza Taksim dal giovane coreografo turco Erdem Gunduz.