Una turpe trovata di Lindsay Morris: fotografare bambini vestiti da donna per farsi pubblicità

Sono un vero pugno allo stomaco le foto di Lindsay Morris pubblicizzate sul sito Linkiesta come fossero la manifestazione di chissà quale emancipazione civile. Un pugno allo  stomaco e un rattristante groppo alla gola. Sono le immagini di un campeggio estivo negli Usa «per genitori e ragazzini che non rientrano nelle tradizionali definizioni di genere» come, con discutibile buon gusto, scrive il quotidiano on line. Si vedono  bambini  vestiti da donna che «giocano a truccarsi da donne» e bambine che «non sognano per niente i tacchi». Sullo sfondo di queste tristi immagini compaiono i genitori di quelle povere creature che applaudono,  ridono e scattano foto. La fotografa spera di lanciare un «progetto multimediale in giro per il mondo per mostrare la faccia allegra e serena dell’omosessualità infantile». Se le parole hanno un senso, si tratta in buona sostanza di una campagna di incitamento all’omossessualità dalla quale la Morris spera presumibilmente di fare business.

Non so a voi, ma, a leggere certe sconcezze, a me viene la nausea. Va bene che, come dicono gli americani, the business is the business, ma ci sono territori che non dovrebbero mai e poi mai essere oltrepassati dalla frenesia del  profitto e dalla smania del guadagno. E l’intangibilità del fanciullo è un architrave, da millenni, della nostra civiltà. Che ne pensano i responsabili dell’Unicef? Sarebbe interessante conoscere il loro parere in proposito. Ma in questa vicenda si staglia anche il profilo di quel capitalismo liberal che punta evidentemente a costruire la società del domani anche attraverso l’abbattimento di  ogni differenza di genere (differenza, sia chiaro, che non vuol dire affatto discriminazione, ma adesione alla legge naturale). È il mondo nato in laboratorio su cui si esercita una tirannia buonista e mite, ma non per questo meno totalitaria. Vi sembrano parole forti e apocalittiche? E sia. Ma, se devono svegliare le coscienze addormentate, non  esistono parole troppo forti.   Perché, come diceva Sant’Agostino, la «verità sta nell’intimo dell’anima umana».