Un milione e mezzo di persone per la Via Crucis a Copacabana. Il Papa contro la “cultura dello scarto”

27 Lug 2013 16:00 - di Redazione

«Con coraggio pensiamo alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia», è il messaggio del Papa nell’omelia della messa che ha celebrato nella cattedrale di Rio con i vescovi della Gmg, che provengono da tutte le parti del mondo. Chiedendo ai vescovi di tutto il mondo di “promuovere una cultura dell’incontro”, il Papa ha osservato che nella “cultura dell’esclusione e dello scarto”,“non c’è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto, non c’è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada. «A volte – ha aggiunto nella cattedrale di Rio – sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due dogmi moderni: efficienza e pragmatismo».

Ieri sera c’erano un milione e mezzo di persone per la celebrazione della Via Crucis a Copacabana. «Con la croce – ha detto – Gesù si unisce al silenzio delle vittime della violenza che non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi». Papa Bergoglio aveva ricordato il pellegrinaggio della croce della Gmg attraverso tutti i continenti e poi tutte le diocesi del Brasile, un pellegrinaggio durante il quale, commenta, la croce è rimasta “quasi impregnata dalle situazioni di vita dei tanti giovani che l’hanno vista e l’hanno portata”. Con la croce, ha spiegato il Pontefice, ”Gesù si unisce alle famiglie che sono in difficoltà, che piangono la perdita dei loro figli”. Leggendo questo passaggio, il Papa ha aggiunto a braccio: «Come nel caso dei 242 giovani vittime a Santa Maria», (nello stato brasiliano di Santa Caterina. Si tratta dell’incendio nella discoteca ”Kiss” avvenuto il 27 gennaio scorso, ndr). Ha poi ripreso il testo scritto: «…o che soffrono nel vederli preda di paradisi artificiali come la droga; con essa si unisce a chi è perseguitato per la religione, le idee, o semplicemente per il colore della pelle; in essa – ha aggiunto – Gesù si unisce a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono egoismo e corruzione e hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo». A questo punto ha aggiunto a braccio: «E quanto fanno soffrire Gesù le nostre incoerenze». «Nella croce di Cristo – ricorda ancora il Papa – c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo, anche il nostro, e lui accoglie tutto con le braccia aperte, carica sulle spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio, non sei solo a portarle, io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita».

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