Un banchiere per amico? Niente scherzi, sarebbe un suicidio politico

Abbiamo sopportato fin troppo l’arroganza del sistema bancario per poterci fidare a occhi chiusi e magari abbandonarci in un abbraccio mortale tra chi gestisce il credito e chi ha bisogno di credito per andare avanti, sbarcare il lunario, investire per creare posti di lavoro. Quel che è accaduto durante il governo Monti – dove a decidere erano i poteri forti, con la volontà del popolo cancellata grazie a un volgare colpo di spugna – dovrebbe indurre alla cautela. Proprio per questo la mano tesa di Enrico Letta alle banche lascia un po’ perplessi: «L’economia italiana – ha detto il premier in un messaggio all’assemblea dell’Abi – si riprenderà difficilmente se non ci sarà una comunità coesa in grado di viaggiare insieme». Fin qui, tutto scontato. Poi ha lanciato l’appello a essere «alleati in questo gioco di squadra». Ma il gioco di squadra si fa solo con chi vuole raggiungere gli stessi obiettivi e non certo con chi rincorre interessi particolari, indossando la maglia della squadra avversaria. La politica deve gestire il rapporto con le banche, non il contrario. Invece adesso, dopo l’esperienza Monti che ha portato i banchieri sul trono di Palazzo Chigi (con tutte le conseguenze che conosciamo), ci troviamo le banche a condizionare la politica. Lo stesso Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, è l’ex direttore generale di Bankitalia e non a caso frena sui provvedimenti che vanno incontro alle esigenze della famiglia e non agli interessi macroeconomici. Salvatore Rossi, altro peso massimo di Bankitalia, è stato uno dei “saggi” di Napolitano e ha contribuito a preparare la base programmatica del governo Letta. Bankitalia, poi, “regalò” a Monti un sottosegretario, Vieri Ceriani, che ha avviato la riforma del fisco. Di potere politico, quindi, i banchieri ne hanno fin troppo e non sono mai venuti incontro né al ceto medio né a chi vive tra mille difficoltà, né all’impresa che si è vista sottrarre i molti miliardi arrivati dalla Bce per finanziare le Pmi e invece finiti in Bot e Btp.  Anzi, ora fanno persino le vittime per alzare il prezzo. «Le banche – ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli –  «meritano più rispetto senza preconcetti e senza venire confuse con chi ha causato la crisi. Le banche sono spesso oggetto di critiche preconcette e frutto anche di uno spirito anticapitalista di ritorno in tempi di crisi». Anime innocenti, dunque. I diavoli sono i poveri cristi. Letta ci ripensi, la politica assuma il suo ruolo e mostri i muscoli, perché avere un banchiere per amico è molto ma molto rischioso.