Torna l’Italia dei fessi e dei furbi. E c’è chi per pagare le tasse deve tirare la cinghia

Torna l’Italia dei fessi e dei furbi e torna la politica pronta a schierarsi dalla parte dei furbi perché sono ampia maggioranza della popolazione e, quindi, anche del corpo elettorale. La dicotomia tra le due categorie di italiani l’ha riproposta il viceministro all’Economia del Pd Stefano Fassina, riprendendo in maniera maldestra e sociale un vecchio refrain berlusconiano secondo il quale si evade per necessità.

Da un viceministro dell’Economia ci si attende ben altro dinanzi alla notizia che la pressione fiscale ha ormai raggiunto il livello record del 54%. Perché se è vero che c’è gente che per pagare le tasse non riesce a far quadrare il bilancio familiare è anche vero che ogni anno la Corte dei Conti ci ricorda che il totale dell’evasione tocca la cifra iperbolica di 130 miliardi all’anno, un bel po’ rispetto ai 2.041 miliardi dell’attuale debito pubblico. Dal punto di vista teorico se recuperassimo tutta l’evasione in quindici anni potremmo azzerare il debito pubblico ed essere il paese più virtuoso del mondo. Il problema quindi è l’evasione diffusa che, sempre stando alla relazione annuale della Corte dei Conti, il governo non combatte adeguatamente e dire che si evade per bisogno equivale a strizzare l’occhio agli evasori, alla maggioranza dei furbi, mortificando ulteriormente i cittadini onesti, ormai classificati come fessi anche da chi dovrebbe governare per conto della sinistra l’economia pubblica italiana.

Fassina dal suo ufficio di Via XX Settembre dovrebbe dirci come intende mettere all’angolo i furbi, togliendo loro le risorse finora sottratte alle casse dello Stato, e premiare i fessi abbassando le aliquote. Dovrebbe poi anche sapere che i fessi sono coloro che non possono sfuggire al fisco perché vivono di busta paga, quindi operai, impiegati pubblici e privati, insegnanti, agenti delle forze dell’ordine. Questi signori tengono in piede il nostro paese, fanno funzionare le industrie, la pubblica amministrazione, istruiscono le future generazioni, garantiscono la nostra sicurezza. Sono la spina dorsale del paese e pagano tasse altissime, senza avere alcuna possibilità, come dice Fassina, di evadere “per bisogno”. A questi “eroi” della nostra società dobbiamo una risposta e per farlo va colpita duramente l’evasione fiscale. I numeri della vergogna sono chiari e peggiorano di anno in anno: i datori di lavoro con 18.170 euro annui guadagnano teoricamente meno dei loro dipendenti, che vivendo appunto di busta paga dichiarano in media 19.810 all’anno. Eppure a guardare lo stile di vita non appare possibile che i dipendenti stiano tutti meglio dei loro datori di lavoro.

Ci sono poi i redditi medi per categoria che sono altrettanto espliciti: i medici guadagnano circa 70.000 euro all’anno (3.000 euro netti al mese); baristi, ristoratori, titolari di autosaloni, gioiellieri e tassisti dicono al fisco di guadagnare circa 15.000 euro lordi all’anno, facendoci credere che vivono con la propria famiglia con appena 800 euro netti al mese; infine chi ha un istituto di bellezza, un negozio di abbigliamento o una tintoria dichiara di vivere con 400 euro netti al mese. Di questo Fassina dovrebbe occuparsi. Finché questi furbi evadono togliendo ricchezza ai fessi onesti che tengono in piedi il paese in Italia non ci saranno né equità fiscale né giustizia sociale.