Strage in Egitto, l’esercito spara sui sostenitori di Morsi: almeno 70 morti e decine di feriti

Sono decine le vittime dei violenti scontri scoppiati in nottata fra manifestanti sostenitori del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi e le forze di polizia al Cairo. Sul totale esatto dei morti è in corso una guerra di cifre, vista la difficoltà di trovare fonti indipendenti ed affidabili dalle quali avere conferme, ma di certo è stata una notte di sangue. Fonti della Fratellanza e successivamente l’agenzia di stampa di stato Mena hanno parlato di 75 morti e centinaia, forse migliaia di feriti. Mentre il ministero della Sanità ha inizialmente provato a ridimensionare il bilancio a 20 persone uccise. Testimoni oculari hanno tuttavia riferito di aver visto con i propri occhi, nel solo ospedale da campo allestito dai Fratelli Musulmani nei pressi della moschea di Rabaa el Adaweya, 37 corpi. E poco dopo il portavoce del ministero della sanità Khaled el Khatib e’ stato costretto a riconoscere alla televisione pubblica che i morti erano almeno 39 e i feriti 180. La tv panaraba Al Jazira azzarda d’altra parte la cifra di 120 morti, citando sempre fonti vicine alla Fratellanza. Filmati amatoriali girati nella notte dai balconi mostrano le forze dell’ordine intervenire con cellulari e lacrimogeni mentre tutto intorno si sentono colpi di arma da fuoco. Il ministero dell’interno ha da parte sua negato che la polizia abbia usato proiettili veri contro i manifestanti, rigettando sui sostenitori della Confraternita e di Morsi l’accusa di avere aperto il fuoco sui civili e le forze dell’ordine. Un’atmosfera percorsa di tensione prevale intanto in queste ore sulla piazza, dopo gli ultimi tafferugli della mattinata fra forze dell’ordine e dimostranti pro Morsi, che invocano la scarcerazione e il ritorno al potere del presidente deposto dai militari sull’onda delle proteste della piazza anti islamica. Migliaia di persone restano concentrate dinanzi alla moschea e dal palco alcuni oratori incitano apertamente dal palco i miliziani islamici a intervenire e a prendere la guida della ”resistenza”.