Sofia Loren torna a recitare tra i vicoli della sua Napoli e la città va in delirio

È un passaparola continuo, e dai vicoli dei quartieri di Napoli diventa un tam tam che riecheggia in Rete: tutti vogliono vedere la leggendaria Loren, splendidamente elegante nei suoi 78 anni di fascino e bellezza, sbucata inaspettatamente nelle strade cittadine per girare alcune scene de La voce umana, un film diretto dal figlio Edoardo Ponti, volutamente ispirato a quel La voce umana tratto dalla piéce di Jean Cocteau, il cui celebre monologo divenne cinema con L’Amore di Roberto Rossellini, trascinato da una meravigliosa Anna Magnani. Il mito di Sofia riappare a sorpresa negli scorci storici della città: Palazzo Reale, il Belvedere Sant’Antonio a Posillipo con il Golfo ai suoi piedi, i vicoli del Pallonetto di Santa Lucia e il famoso rione Sanità: lei, circondata dall’affetto della gente, gira nel cuore della sua Napoli. Tra le stradine che nel ’54, un anno decisivo per la svolta della sua carriera, l’hanno vista recitare, in tutta la sua acerba e prorompente bellezza, nell‘Oro di Napoli, nel ruolo della procace pizzaiola affidatole da Vittorio De Sica dopo averla appena conosciuta. All’epoca fu il rione Materdei – dove si ambienta il piccolo dramma della scomparsa del costosissimo anello di fidanzamento finito, (chissà?) nella pasta della pizza di qualche cliente – oggi è la volta del popolarissimo Pallonetto a Santa Lucia. Dopo le prime sequenze girate nei giorni scorsi a Posillipo e a Palazzo Reale, in set blindatissimi, l’attrice è arrivata oggi in via Solitaria, nel cuore del capoluogo partenopeo: ed è stato subito tripudio. Dai balconi, dietro ai vicoli, dai bordi della strada, tra spinte e applausi, il coro della folla assiepata ovunque pur di rubarle uno sguardo è stato unanime: «Sofia, Sofia». Urla e ovazioni che hanno ribadito l’amore della città per la sua attrice simbolo. Un simbolo esportato in tutto il mondo. Accreditato a Hollywood. Un simbolo che inorgoglisce Napoli, una città che in queste ore, tra applausi e cori, ha tributato a Sofia un sentito: «Sei o’ core e’ Napule» che vale forse più dei premi che ha collezionato in decenni di successi. E lei, accolta come una star, amata come una regina, ringrazia ed entra in un portone per ripararsi dalla pioggia. La sua ultima fatica d’attrice risale al 2010 con lo sceneggiato televisivo La mia casa è piena di specchi di Romilda Villani, nel quale interpretava il ruolo di sua madre, mentre il suo impegno precedente risale al Nine di Rob Marshall. Oggi, alla soglia dei 79 anni, torna davanti alla macchina da presa diretta dal figlio: e la città esulta.