Si è spenta a 91 anni Lilia Silvi, la ragazza ribelle che fece sognare nel cinema dei telefoni bianchi

Ragazza sbarazzina, vivace e indipendente, diventò una delle giovani interpreti più richieste del cosiddetto cinema dei telefoni bianchi, Lilia Silvi, al secolo Silvana Musitelli, spentasi a Nettuno all’età di 91 anni.“La ragazza terremoto”, come la chiamavano, fra gli Anni ’30 e ’40 è stata uno dei simboli di quelle commedie sentimentali che facevano sognare gli italiani ma che a lungo furono considerate un sottogenere, specchio di una sottocultura. Salvo poi essere rivalutate, come accaduto del resto per molti filoni culturali e artistici fioriti durante il Ventennio fascista. Il cinema dei telefoni bianchi – nome derivante dagli arredi sobri ed eleganti che incorniciavano queste commedie –  tanto impulso dette all’industria cinematografica italiana in quegli anni,  sfornò attori come Vittorio De Sica ( “Gli uomini che mascalzoni”), Alida, Valli, Amedeo Nazzari, registi come Blasetti e Camerini che avrebbero fatto la storia del cinema del Novecento. Tra queste personalità senza dubbio si inserisce Lilia Silvi, romana, interprete di film come Il signor Max (1937), Assenza ingiustificata (1939, compagna di banco di una discola Alida Valli) ), Giorni felici (1942), Giù il sipario di Raffaello Matarazzo, Barbablù (1941) e Violette nei capelli (1942) di Carlo Ludovico Bragaglia; La vispa Teresa di Mario Mattioli (1943). Dopo decenni di assenza dagli schermi era tornata a recitare nel 2011 in Gianni e le donne di Gianni Di Gregorio. E due anni fa Mimmo Verdesca le aveva dedicato un documentario, In arte Lilia Silvi, prodotto da Leo Gullotta e Fabio Grossi, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma che le procurerà un notevole ritorno di popolarità, premiato con il Nastro d’argento come miglior documentario di cinema. Attraverso un monologo, quasi teatrale, Lilia Silvi raccontava un decennio d’oro del nostro cinema, la sua carriera artistica e la sua vita privata. L’emozione di ballare con Amedeo Nazzari, col quale fece coppia fissa sul set. Storici dei cinema oggi rivalutano queste pellicole, insieme allo lo sviluppo di un’industria cinematografica italiana che oggi sembra solo un ricordo. Anticonformista, Lilia Silvi negli anni ’40 fu protagonista di un gossip “ante litteram”, poiché non ancora ventenne, aveva sposato il calciatore Luigi Scarabello, dal quale avrebbe poi avuto cinque figli, in un matrimonio durato ben 70 anni fino alla morte di Scarabello nel 2007.  Il regime non istituì una vera autarchia del cinema italiano e non si oppose alla diffusione in Italia del cinema di evasione delle commedie brillanti hollywoodiane, anzi le incoraggiò, sostenendo contemporaneamente anche una produzione nazionale di pellicole brillanti, incentrate sulla piccola borghesia, con una ironica e acuta osservazione della vita quotidiana e dei costumi dell’epoca. «Un solo fotogramma di Mario Camerini vale tutto Renè Clair…», ebbe a dire Bertrand Tavernier. Il cinema dei telefoni bianchi è stato un tentativo di adottare uno standard internazionale, di adeguare la costruzione degli intrecci, la scenografia, lo stile registico a modelli con possibilità di ampia circolazione oggi oggetto di studio e di più pacate considerazioni.