Sentenza Berlusconi, meno cinque. La Santanché prevede reazioni “nervose”, scontro Grasso-Bondi

«Rispetto la decisione di Berlusconi di non parlare della sentenza e di lasciar lavorare il governo, ma se dovesse arrivare la condanna, non potrà decidere Berlusconi. Non credo che gli elettori staranno a pettinare le bambole. Sicuramente non ci sarà calma, siamo oltre il tema del governo saremo a un tema superiore, un problema di democrazia». Profezie nefaste, quelli di Daniela Santanchè ad Agorà Estate, quando mancano solo cinque giorni alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset che potrebbe aprire le porte del carcere (o degli arresti domiciliari) a Silvio Berlusconi. Di contro c’è chi, come il presidente del Senato Piero Grasso, invita a non collegare le conseguenze giudiziarie dei politici a quelle del governo. E lo fa in un modo che finisce per irritare il Pdl. «La stabilità dovrà essere garantita in qualunque modo la Corte di Cassazione dovesse pronunciarsi su Berlusconi. Non dobbiamo sovrapporre le vicende giudiziarie del singolo alle vicende politiche generali», ha detto oggi, alla cerimonia del ventaglio. La reazione di Sandro Bondi non s’è fatta attendere: «Quando il Presidente Grasso parla in maniera inappropriata di “vicende giudiziarie del singolo” non si rende conto di parlare del leader di una delle principali forze politiche che sostengono l’attuale governo e dell’uomo che rappresenta le attese e le speranze di una parte oggi maggioritaria dell’opinione pubblica nostro Paese», dice il coordinatore del Pdl. «Parlare perciò di “vicende giudiziarie del singolo” è un modo poco rispettoso e ipocrita di affrontare una questione che ha una natura storica e morale, oltre che politica, della massima importanza per milioni di italiani», conclude Bondi.