Sempre più agitato il dibattito nel Pd. D’Alema beffardo con Renzi: «Le regole non sono a uso di Matteo»

Se Matteo Renzi voleva agitare le acque nel Pd, c’è riuscito perfettamente. Solo che l’onda anomala  s’è rivolta  contro di lui. In un solo giorno, il sindaco di Firenze s’è visto piovere addosso critiche, rampogne e sberleffi.   A partire dai  popolari di Fioroni e per finire con un vecchio big  come D’Alema.  L’ex “lider Massimo”  dice vezzosamente di parlare come «semplice militante», ma poi rivolge  una “carezza” allo scalpitante Matteo che  risuona come un sonoro ceffone: «Le regole del partito mica possono essere sempre a uso di Renzi!». L’ex presidente del Consiglio allude al fatto che, quando il sindaco di Firenze lanciò la sfida a Bersani, lo Statuto del Pd fu modificato per permettere  la corsa alla premiership del giovane sfidante. Ora invece, a differenza di quello che Renzi sosteneva nell’autunno scorso, la carica di segretario del partito dovrebbe coincidere con quella di candidato alla premiership. Ma, per D’Alema, non se ne parla proprio di cambiare nuovamente lo Statuto: «Sono del parere che noi abbiamo bisogno di un segretario del partito. Poi al momento opportuno, quando ci saranno le elezioni, ci saranno le primarie del centrosinistra per scegliere il candidato premier. Non conosco nessun partito al mondo che faccia le primarie per il candidato premier quando non ci sono le elezioni. Sarebbe una stravaganza assoluta».

Quanto a Fioroni, l’esponente dei popolari vede, nell’iniziativa di Renzi, un siluro all’attuale premier: «Renzi vuole escludere Letta dalla corsa». Fioroni  argomenta così : «Decidere entro dicembre il futuro premier significa di fatto escludere Letta, il presidente del consiglio in carica, a prescindere dalla qualità del suo lavoro e dai risultati ottenuti. Sfiduciare Letta, oggi per domani, come possibile candidato a Palazzo Chigi. In pratica, è delegittimare Enrico. Dobbiamo trovare una soluzione diversa». La giornata per Renzi era comunque cominciata  male. In un editoriale sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia l’aveva accusato di «bulimia». E aveva così concluso: «Non sarebbe assai più conveniente per  il sindaco di Firenze stare ad aspettare sotto la tenda?». Già, ma nel Pd dei veti incrociati e delle pugnalate alla schiena, è davvero difficile rimanere, con calma, in attesa del proprio momento.